14 nov 2011

Quando la pace non fa’ notizia


È giovedì 27 ottobre, ho una giornata lavorativa intensissima, ma non voglio perdermi l’evento storico che sta accadendo nel cuore d’Italia. Appena ho un attimo di tempo cerco di ascoltare la radio o di intercettare qualche ANSA, ma niente di fatto: l’evento di importanza mondiale non l’ho beccato. Mi chiedo – forse ne hanno parlato prima… oppure ne parleranno dopo ! – Vorrà dire che mi rassegnerò al TG della sera!
Appena finito di lavorare scanso amici in vena di chiacchiere, conoscenti bisognosi di consiglio, faccio una immane corsa per giungere in tempo ed ascoltare almeno il succo dell’evento al TG! Arrivo a casa e dopo un bacio frettoloso ai bimbi e a mia moglie accendo la TV: scorro il primo, poi il secondo, poi il terzo, poi ancora il quarto TG serale, ma dell’evento epocale nemmeno l’ombra! Tento così con il canale di notizie h24, ma – udite udite – anche lì nulla, nemmeno un titolo che scorre in sovra impressione.
Spengo la Tv e deluso chiacchiero con la mia famiglia: la pace non fa notizia.
Oltre 300 delegati di tutte le religioni del mondo si danno appuntamento ad Assisi per invocare insieme la pace e questo… non fa notizia! Ben 48 rappresentanti illustri del mondo islamico per chiedere al mondo la pace secondo gli insegnamenti del Corano, ma ciò non riesce a carpire un titolo scorrevole al TG. Nemmeno i 5 delegati rappresentanti il mondo agnostico e ateo che invocano accoratamente la pace assieme ai religiosi, nemmeno questo scalfisce i palinsesti delle reti occupate per due terzi sui pettegolezzi dei Palazzi del potere, delle schiume viscose e mortali della finanza corrotta, del  ludico ultimo “cinepanettone”… niente! La pace, il progresso dei popoli nel bene tutto questo non vale nulla.
Sono passati venticinque anni dal primo illuminato incontro della Pace di Assisi voluto da un’idea di Giovanni Paolo II e il mondo ancora non riesce a dare il giusto peso a ciò di cui abbiamo tutti veramente bisogno: la pace!
Forse è vero che noi crediamo quello che vogliono farci credere: io però, non ci sto! Io non credo in un mondo di guerre per il petrolio, di assassini di dittatori, di facinorosi finanzieri che mangiano sulle spalle dei più deboli, di arroganti politici affogati di amor proprio e avviluppati nell’interesse personale. Io non credo in un mondo di male e di guerra. Io sono per la pace, voglio raccontare a tutti la pace, gridare a tutti il desiderio di pace che dimora nel profondo dell’uomo.  Io credo in un Dio che parla solo di Amore e di Pace!

                                                                                                                                     Il Chierichetto

15 ott 2011

Per una nuova manovra

Questo è il tempo propizio per una vera manovra capace di cambiare il volto del nostro Paese, il tempo per una inversione di marcia, una conversione.
Più ascolto i comizi dei politicanti e dei giornalisti e più mi rendo conto che l’unica manovra della quale abbiamo veramente bisogno consiste nel cambiare radicalmente l’orizzonte dell’agire sociale. È il tempo della “manovra morale” nella quale la norma principale è ‘rimotivare’ un Paese de-moralizzato nel quale abbiamo perso la fiducia nel presente causando disprezzo e disgusto. Molti giovani oggi invocano l’emigrazione non tanto per motivi economici come nel passato, quanto più per abbandonare un Paese che non ha più valori concreti sui quali basare l’agire comune. La de- moralizzazione consiste anche nell’aver perso il senso del bene e del male per lasciare lo spazio all’indifferentismo dove bene e male sono diventati puramente soggettivi: <> o viceversa.
La vera manovra del momento è quella che investe il cuore più del portafogli, il cambiamento di mentalità più che di coalizione di governo. Questa è la priorità della nostra Nazione. La de-moralizzazione in corso ha causato danni nelle nostre scelte, nelle nostre motivazioni, nelle fondamenta della nostra educazione. Occorre invece formarsi  ad una nuova mens che punti al bene comune più che al bene personale.
Ognuno ha il dovere morale di sottoporre all’attenzione collettiva i propri riferimenti morali, le direttive della propria coscienza o della propria religione o della propria cultura. L’italia ha l’opportunità di trasformare il suo pluralismo in un nuovo umanesimo che la rimetta al centro del mondo così come accadde nel ‘500. Io vi sottopongo il valore più grande che posseggo ed è Il Vangelo di Gesù di Nazareth e voi, qual è il bene che volete condividere con la nostra società?

                Il Chierichetto

14 set 2011

Vota il partito dell'uomo

Sapete cosa significa passare gli ultimi giorni delle proprie vacanze ascoltando conferenze e dibattiti? Spero che nessuno di voi abbia avuto tale pesanteur  così come è capitato a me! Ne ho ascoltate di tutti i colori con l’agghiaccio provocato dall’aria climatizzata della sala tale da brinare perfino il cervello più infervorato, per mettere poi il naso fuori dalla porta ed essere immediatamente “squagliato” come un ghiacciolo posto in un forno a microonde.  E sapete quando ho avuto un bel sollievo? No, non quando è finito il Convegno, ma nel momento in cui un omino occhialuto, ricurvo su se stesso con sopracciglia in soprannumero rispetto ai parchi capelli, salito sul palco ha incominciato a parlare!In quel mentre ogni cosa pareva svanita: il freezer, il microonde, la noia… tutto verteva sulle parole decise, chiare e affascinati del piccoletto. Non era l’oratore a colpire quanto la sua parola che veniva a noi con..., con…, sì, con autorità!!!
Auotirtà, è questo ciò di cui avremmo bisogno ora, non credete? Nei disagi burrascosi della cara Italia avremmo proprio bisogno di parole e azioni intrise di autorità, capaci di ammaliare le menti e i cuori più assuefatti, di rinvigorire le membra più affaticate come quelle della moralità  e dell’economia. Ma dov’è l’uomo autorevole del panorama politico italiano? Dov’è il partito o l’ideologia capace di rivoluzionare le menti appesantite dallo scirocco agostano? Non chiedetemi di indirizzarvi su scelte politiche, non è il mio mestiere di semplice chierichetto, però credo di poter suggerire il partito per il quale voto io. Scusate la propaganda elettorale, ma vi consiglierei di fidarvi cecamente del Popolo italiano! Di tutte quelle persone che ogni mattina vanno in fabbrica tra macchine e bulloni, dei contadini che alle prime luci dell’alba affollano i campi desiderosi di essere lavorati, dei marinai che passano le notti lontani dalle loro dimore cullati dalle braccia del mare, di tutti quegli artigiani che sopravvivono nel tempo delle industrie low cost dei Paesi asiatici. Chi oggi può risollevare con autorità la cara Italia è solo il Popolo italiano che non si lascia friggere dal solleone né congelare dalle ghiacciaie dei nostri climatizzatori, ma che compie il proprio dovere anche quando questo appaia orribile come la morte! Abbandonare l’evasione fiscale per aiutare chi è più debole, rinunciare al profitto ad ogni costo per permettere all’operaio con cinque figli di continuare a sperare ad un futuro per i propri pargoli, essere capaci di abbandonare le poltrone del potere usurpato per trasformarli in sgabello del servizio per il cittadino in difficoltà!
Io appartengo al partito dell’uomo, là dove ogni essere umano è buono nel suo intimo , anche il più terribile lo  è, ma bisogna ricordarglielo.
Mentre concludo queste righe mi rammento del vangelo che la liturgia suggerisce quest’oggi, quando Gesù, mentre si trovava in Cafarnao parlando  con autorità davanti a tutto il popolo, guarì un indemoniato cacciando il male da quel pover’uomo. Alla sua parola autorevole, il demonio tacendo andò via e l’uomo poté tornare ad essere buono perché così è ogni uomo: buono!
Impariamo ad essere autorevoli facendo sì che ogni uomo che incontriamo nelle nostre giornate possa esprimere il meglio di sé, così avremo una società buona che non teme recessioni politiche, né morali né economiche, ma che cerca sempre e solo il bene, il bene comune.

                                                                                                                                                                Il Chierichetto

L'uomo che chiede il pane

Giunto il mese di agosto tutti noi desideriamo riposo, pace e tranquillità per lasciarci  alle spalle i problemi quotidiani, gli affanni lavorativi (per chi un lavoro ancora lo ha) per goderci il meritato riposo. Eppure, giunta la sera, dopo una piacevole giornata di mare o una rilassante passeggiata in montagna, ci sediamo davanti alla TV per il notiziario e come in un incantesimo, veniamo catapultati in una realtà angusta nella quale la politica interna fa’da padrona. Quali i temi? La corruzione della classe politica, i vari intrallazzi di palazzo per far contenti quel partito o quel politico, la crisi economica del nostro Paese. Niente di rilassante, niente di vacanziero, ma nemmeno niente di così pienamente reale!
Non crediate che stia dando dei menzogneri ai direttori dei vari TG, questo no, ma certamente li ritengo distorsori dei veri problemi del mondo, che per la redazione più assennata occupano magari la notizia che precede quella sportiva.
Quanti di voi hanno sentito parlare del disastro umanitario nel Corno d’Africa? Dei milioni di uomini e donne che vivono nella denutrizione e nella morte? Soppesate le parole insieme a me :<< milioni di persone che muoiono di fame>> e tutto si consuma in un piccolo angolo del nostro mondo.
Quando anch’io, in vacanza come tanti di voi, seduto per il TG della sera ho ascoltato per striscio questa notizia mi sono svegliato dall’incantesimo e mi sono chiesto: << sto morendo di fame? Sono senza tetto? I miei figli sono denutriti e malati? Ho solo la morte davanti a me? No!>> Allora chiedo a voi e a me cos’è veramente questa crisi economica che i nostri Paesi ricchi stanno attraversando? A me sembrano quasi macchinosi calcoli da banchieri, giochi assurdi di denaro che si bruciano attraverso alcuni clic di qualche PC di un affarista scaltro che ha come dio il denaro , mentre coloro che muoiono di fame invece di diminuire, aumentano a dismisura.
La finanziaria è caduta sulle nostre teste come una mannaia, colpendo le solite figure sociale e salvando sempre le stesse che già se la passano più che bene eppure noi italiani non abbiamo reagito con scontri plateali come quelli accaduti in  Grecia o in Spagna, perché penso che abbiamo colto la gravità del momento capendo che è necessario continuare a fare sacrifici per il bene delle generazioni future. Un plauso dunque agli italiani, ma anche un monito a non dimenticare….
Non dobbiamo dimenticare chi è povero davvero, non possiamo dimenticare chi non può mangiare chi non ha nemmeno un cartone per coprirsi dal sole cocente o dal freddo intenso delle notti del deserto. L’economia mondiale alcuni anni fa’ ha perso un’occasione di superare i suoi limiti e pensare al bene comune dell’uomo. Oggi un nuovo monito se vogliamo ancora più forte di qualche banca fallita. Ripensiamo al nostro modo di vita ed educhiamoci vicendevolmente al bene comune.

15 giu 2011

"Ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni"


Penso spesso agli insegnamenti diretti e indiretti del mio caro don Pierino soprattutto quando mi ritrovo di fronte a problemi o situazioni che mi impensieriscono e affliggono.
In questo ultimo periodo ho a cuore i famosi “peccati di omissione”. Eh già! Proprio quegli atti più nascosti e reconditi, volutamente occultati, irrispettosamente sospesi, malamente taciuti.
Secondo voi, come si chiama il mancato intervento su casi noti di pedofilia? Come si chiamano gli innumerevoli morti dei poveri Paesi africani? Come definire la distruzione autorizzata e voluta da un premio nobel per la pace? Come pensare ad un uomo, figura istituzionale e politica che è pronto ad affondare chiunque pur di salvare la sua faccia? Come reputare il silenzio dei potenti di fronte alla fame di numerosi bambini nel mondo? O di anziani abbandonati e sbeffeggiati persino dalle istituzioni locali che dovrebbero difenderli come baluardi della memoria? Perdonatemi ma non ho sinonimi che reggono all’unica e pesante parola “omissione”.
Sapete bene che sono chierichetto, ed  è per questo che non posso tacere, anzi non devo tacere perché rischierei di essere un aggiunta all’elenco di cui sopra.  Piuttosto farò di più: invito ciascuno di voi ad indignarsi con me e puntare il dito contro il silenzio che colpisce il profondo dell’umanità lasciando lo spazio per l’interesse personale, per l’individualismo, quello volgare, che è capace di tutto pur di salvaguardare solo il sé.
Se a qualcuno di voi piace l’appellativo di cristiano non deve tacere, ma gridare, gridare con forza perché nessun uomo calpesti un altro uomo. E non perdiamoci nel fare graduatorie tra i mali, individuandone i peggiori da posizionare in pole position fino a quelli che si possono tollerare. Questo non è il tempo della tolleranza, ma della denuncia e  del cambiamento
Sì, cambiamento… perché non saremo meglio di coloro che peccano di omissione se, noi per primi non incominciassimo a “fare “ cambiamento in tutti gli ambiti della nostra vita, dal vissuto personale fino all’area del nostro agire lavorativo e sociale. Tenere per sé la verità è il peggior peccato di omissione .
Possiamo solo scandalizzarci di fronte ai preti pedofili o di fronte ai falsi uomini di pace o ai commedianti uomini di Stato ? Possiamo solo fermarci all’indignazione? No! Non otterremo niente, non scongiureremo il serpente dell’omissione se non incominciamo a vivere diversamente.
 Anche se costoso in termini di fatica e a volte anche di prestigio personale non preoccupiamoci: il bene comune supera di gran lunga le difficoltà personale.
                                                                                                                                                              Il Chierichetto

16 mag 2011

...ma liberaci dal male

Quando parliamo di cose che non hanno né volto né nome sentiamo sempre il bisogno di poterlo rappresentare con una immagine o spesso con un volto. La personificazione di un evento, di un accadimento o di una realtà senza volto ci permette così di metterci in dialogo con esso.
L’uomo si realizza e si comunica con il dialogo, con la parola data e ricevuta. Ci sentiamo vivi nell’esprimerci  e nel sentirci ascoltati per quello che diciamo perché è nel nostro dire il nostro essere.
La Sapienza è uno degli elementi che nella storia l’uomo ha tentato di personificare: egizi, ebrei, greci hanno dato un volto e a volte un nome, un corpo una storia alla Sapienza. Così essa veniva fatta vicina, nonostante grande e lontana, veniva percepita incontrabile, nonostante eterea e immateriale. Pensate alla dea Atena: tutti , ne sono certo, abbiamo l’immagine davanti agli occhi di questa figura femminile e al tempo stesso austera e imponente, corazzata di elmo, scudo e lancia e al tempo stesso rasserenante e pacifica nel volto. Tutti questi elementi ci parlano dei tratti della Sapienza e c’è la fanno sentire vicina, trattabile, dialogabile.
La stessa cosa accade per un evento catastrofico e mortale che definiamo “il male”. Soprattutto in casi così nefasti la personificazione è un meccanismo psicologico che ci aiuta a sopportare la mortalità dell’evento “male”. Ci aiuta così ad affrontarlo, gestirlo, e a  percepirlo controllabile dalla nostra finitezza.
La personificazione molte volte coincide anche con “l’incarnazione”, un altro elemento che trasforma l’essere (in questo caso il male) con una persona concreta dell’oggi che acquisisce una sorta di funzione espiatoria. Su di lui si abbattono tutte le nostre risposte al male, le nostre vendette, le nostre repressioni conscie e non.
 Non posso non citare quella che è l’ultima (storicamente) incarnazione del male per la società del terzo millennio: Osama Bin Laden.
Autore di numerosissime morti ha ricevuto anche lui la morte, causa di molti mali, ha ricevuto anche lui il male, iniziatore di una sanguinosa guerra, vittima della sua stessa guerra. È entrato nelle nostre case col volto sfigurato, sanguinante, morto, senza vita come immagine della vittoria e della pace con conquistata a caro prezzo.

Siamo certi di aver vinto? Siamo certi di avere personificato la vittoria nell’immagine di colui che era il male in persona? Siamo certi che il male possa essere annullato e vinto con lo stesso male? Può la cura coincidere con la fine della vita?
Questa è la vera forza del male: propagarsi, dilagare come una macchia di petrolio in mare e come tale toglie la vita a chiunque tocca e incontra.

La foto di Bin Laden ucciso? È un’ennesima vittoria del male che trasforma la morte e la guerra sotto le vesti della libertà e della pace.

"se qualcuno ti percuote una guancia tu porgi anche l’altra" disse Gesù e non per mettere in risalto la rassegnazione, al contrario, per ammutolire il male, per togliergli ogni spazio da macchiare e invadere. La croce di Cristo esposta nelle aule delle scuole, nei Tribunali ha un forte valenza educativa ci  insegna che il male si vince solo con l’amore.

                                                                                                                     Il Chierichetto

22 apr 2011

Per una primavera dell’umanità

La primavera tanto attesa è arrivata. L’inverno, quest’anno ci è apparso più pesante del solito, più freddo, quasi interminabile, ma finalmente è giunto il passaggio così bramato.


Ora si appresta un altro passaggio, quello che tutte le buone donne di casa vivono con pesantezza: il famigerato cambio di stagione.

Di solito, il passaggio di stagione è anche segnato da alcune malattie come emicranie o allergie che possono minacciare le nostre scampagnate domenicali insieme al quel senso di sonnolenza che ci appesantisce nelle ore del lavoro.

Il passaggio porta con sé dei cambiamenti a volte così radicali che possono sconvolgere il normale flusso della vita. La stagione primaverile poi, insieme a tutti i moti già citati porta con sé uno tutto particolare: la Pasqua! Il termine “pasqua” è di origine ebraica (pesach) e significa “passaggio”. Questa parola assunse un valore sacro quando il popolo ebraico guidato da Mosè passò attraverso il Mar Rosso sancendo così il passaggio dalla schiavitù egiziana alla libertà. I cristiani poi, celebrano il passaggio di Cristo dalla morte alla vita! Insomma sembrerebbe quasi che questa stagione abbia una forza sacra non indifferente che attraversa la storia, le religioni e le culture.

Oggi però, assistiamo ad altri eventi di passaggio, che guarda caso, si sono realizzati proprio nel passaggio di consegne tra l’inverno e la primavera. Mi riferisco ai moti del nord Africa che hanno portato grandi sconvolgimenti e ad una guerra (quella libica) che si consuma a pochi chilometri dalla nostra terra. Penso al passaggio che quotidianamente migliaia di esseri umani compiono attraversando il Mediterraneo alla ricerca di una vita dignitosa e libera.

Non voglio parlare di profughi né di migranti, né di disperati, ma di esseri umani. Dalle soluzioni che il nostro Paese e gli altri Paesi europei stanno adottando mi sembra che si dimentichino che quelli siano uomini, con braccia, gambe, testa, cuore, una storia personale… proprio come noi. Invece li trattiamo come “altro” attaccandogli etichette, lasciandoli all’agghiaccio, negandogli i diritti fondamentali. Sono esseri umani come lo siamo noi… o forse lo sono un po’ di più perché al nostro trattamento rispondono con il “grazie”, alla nostra indifferenza rispondono con la continua richiesta di aiuto!

Stiamo vivendo un passaggio di valore epocale; abbiamo un’occasione nuova per dimostrare la forza della nostra società che definiamo progredita, sviluppata, moderna, democratica. Proviamo a compiere il passaggio dalle abitudini primitive, tribali che ricercano soluzioni con l’emarginazione e le azioni aggressive, a quelle veramente civili e moderne che fanno della solidarietà, della pace e del dialogo il loro vessillo.

Ci apprestiamo a celebrare la Pasqua, al di là delle uova di cioccolata, dell’agnello o della colomba cerchiamo di compiere il passaggio al quale gli eventi presenti ci sollecitano; solo così renderemo autentica e viva la pesach della stagione, la liberazione del popolo ebraico, la risurrezione di Cristo! Ogni uomo può trovare il motivo per festeggiare la Pasqua del 2011.



Il Chierichetto

16 mar 2011

<<… che siano una cosa sola!>>

Quando si tratta di prendere una decisione in comune, quel poverino di don Pierino si dispera per cercare unione fra i membri della Parrocchia! In che modo non biasimarlo… se non sono uniti i cristiani??
Come, non lo sapete? Non conoscete che fra i comandamenti di Gesù esiste quello dell’unità?

<< Fa’ (o Padre) che siano una cosa sola>>, sono queste le parole del Figlio di Dio, parole che scandalizzano ancora oggi i credenti di tutto il mondo perché questa unità tanto sospirata e invocata da Gesù oggi tarda a realizzarsi.

Da quando abbiamo memoria storica l’unità è un’esigenza degli esseri umani; pensiamo ai tanti proverbi e detti che ci richiamano a tale urgenza. “L’unione fa’ la forza”, oppure “l’unità di un popolo sa trasformare l’argilla in oro”, sono solo due esempi, ma molto eloquenti. Là dove possono arrivare più menti, più mani, più valori, si riesce a raggiungere mete impensabili. Eppure l’unità fine a se stessa non basta; è necessario che essa abbia una finalità unica nella quale tutti coloro che si coprono della stessa bandiera o si fregiano dello stesso nome, possano tendere! Il fine comune è il collante che tiene l’unione fra gli esseri umani, che ne assicura il mantenimento per raggiungere lo scopo.

L’unità però, non vive passivamente le sorti del suo fine, ma è capace anche di forgiare, educare la persona, chiarificare un’identità opacizzata dall’individualismo e dall’egoismo di scopi personali o di piccoli gruppi. L’unità possiede una forza quasi terapeutica, un potere medicamentoso spesso sottovalutato e poco sfruttato. Più un popolo si spende nel raggiungimento del fine (bene) comune e più i suoi membri si amalgamano fra loro, tessono relazioni di solidarietà prima, e poi di fratellanza.

Infine potremmo dire che l’unità è un dono, sì una realtà ricevuta e gratuita, ma che costa molto cara a colui o coloro che la guadagnano perché l’unità si poggia sul martirio. Il sangue versato per garantire a tutti la libertà di perseguire il bene comune è il prezzo più alto, ma spesso necessario, sul quale si fonda l’unità. Per questo motivo non si può non rendere omaggio, ricordare, perseverare la memoria del caro prezzo alle generazioni future, perché mai si dimentichi la grandezza di un tale dono.

I cristiani lo sanno benissimo, Gesù non solo li ha raccolti in un unico gregge, ma ha garantito il perseguimento della salvezza del credente attraverso il caro prezzo della sua stessa vita e di quella di tutti i suoi testimoni nell’arco dei secoli.

Anche l’Italia ha bisogno di riscoprire l’unico fine che accomuna il suo popolo, di ricordare i martiri che ne hanno presupposto le basi, di fare di tale unità un momento di qualificata formazione di ogni uomo che si dica italiano! Il 17 marzo è un’occasione preziosissima per mettere in risalto questi tre aspetti, un’occasione forse unica per porre nelle giovani generazioni l’amore per quell’unità pagata col sangue di tanti loro coetanei di 150 anni fa’!

Se riuscissimo a partire da qui potremmo illuminare una società impantanata nelle individualità pressanti e negli egoismi separazionisti che ci invitano a guardare ai propri affari più che al bene comune. Facciamo di questi festeggiamenti un’occasione per rilanciare i valori italici: “Fratelli”, consanguinei nel sangue dei martiri d’Italia, “destiamoci” dal sonno drogato dagli interessi personali, dalle singolarità e finalità di pochi, indossiamo l’ “elmo” del bene comune “stretti” attorno alle nostre aspirazioni. Oggi l’Italia ci chiama a mantenerla nell’unità.

Il Chierichetto

19 feb 2011

La riforma della riforma liturgica

Vivo con una certa preoccupazione l'espandersi di una affermazione come questa: riforma della riforma! Infatti non riesco a vedere la positività dell'espressione, anzi ne colgo solo un'affermazione critica che mette in rilievo la negatività della prima riforma in favore di quella che si sta proponendo come una seconda riforma! I sofismi che esprimono invece una continuità e quasi una perfezione della riforma del Concilio Vaticano II mi sembrano ipocriti e quasi irriverenti verso la Tradizione cattolica sancita in una forma così plenaria e solenne com'è quella di un Concilio Ecumenico!!!

Quello che mi preoccupa maggiormente e che la riforma conciliare della liturgia in realtà non è ancora pienamente attuata e radicata nella vita di cristiani e questo perchè pur celebrando con testi e riti riformati continuiamo a ragionare in termini tridentini! Non esiste una continuità tra lex orandi e lex credendi!

Mi spiego meglio: pensiamo alla dimensione della koinonia nella Chiesa che si propone oltre la piramidale visione gerarchica... credete che i cristiani percepiscano una Chiesa di comunione oppure una pesante gerarchia che si riprende giorno dopo giorno tutti gli spazi di comunione voluti dai Padri conciliari! Guardiamo ai consigli pastorali parrocchiali. Dalle mie esprienze e conoscenze più vicine ho riscontrato una involuzione sempre maggiore e da un luogo di confronto  e di condivisioni di scelte pastorali divengono sempre più occasioni di conferenze del presidente senza diritto di parola per nessuno (nei migliori dei casi) oppure sono istituzioni esistenti sulla carta per rispetto alle normative canoniche e mai convocati nella realtà!

Questo è uno dei tanti esempi che percepisco come problematici dal punto di vista teologico e profondamente in contrasto con la lex orandi!

ora il ritorno ad una prassi liturgica pre conciliare soprattutto fra i giovani,  deriva appunto da tale discrasia. In realtà si tenta di riagganciare l'attuale lex credendi (di matrice tridentina) con la lex orandi che le è propria (tridentina)!

Qualcuno forse, potrebbe obiettare che le mie sono congetture puramente irreali dato le numerossisime pubblicazioni, gli innumerevoli studi e riflessioni sulle scelte del Vaticano II. Infatti qui vi è un altro problema: la teologia accademica è anni luce distante dalla teologia del quotidiano di sacerdoti e fedeli.  E come spiegarsi che i più lontani nella pratica sono proprio i più giovani??

Riforma della riforma... perchè non provare a dare presente alla riforma che per molti versi è ancora carta scritta e non vissuto giornaliero? Se per Riforma della riforma significa questo allora anche io voglio far parte di questo nuovo vento; ma se invece ci limitiamo a parlare degli abusi liturgici attribuendo ogni responsabilità al movimento liturgico io non ci sto! Se per riforma della riforma intendiamo comunione in ginocchio, introduzione del crocifisso sull'altare, campanellini durante la consacrazione,  allora non ci sto! Non ci sto ai personalismi e ai devozionalismi nella liturgia che snaturano la pubblicità e la comunionalità del rito eucaristico!

Confido nella sapienza e nello spirito illuminato del Papa, che come Capo rito ha il dovere e l'onere di tutelare la liturgia che la Tradizione romana ci ha consegnato nel Vaticano II e nel messale di Paolo VI.

16 feb 2011

Chi è senza peccato scagli per primo la pietra

Oggi incalza la cultura del “grido”! Vi siete accorti di come ognuno presenti le proprie convinzioni e le proprie idee sbraitandole? Persino il mio telecomando ha difficoltà nel tener testa agli scontri di ugola dei nostri politici! Il bello è che non c’è più orario a tale show: accendi la TV alle 7.00? Politici che urlano! L’accendi alle 15.00? E i nostri governanti strillano? L’accendi alle 21.00? Gli amministratori della cosa pubblica latrano a più non posso!


Ciò che intristisce maggiormente sono i contenuti di tali ululati. Si parla di case , processi subiti, indagini della magistratura sulle proprie malefatte, e persino dei festini notturni che alimentano la vita dei Vips come loro, tanto distanti dalla routine difficile, ma dignitosa della stragrande maggioranza di noi! Qui non si tratta di tifare per quel ramo o l’altro della politica, ma di riporre l’attenzione sullo Stato, sulle sue necessità istituzionali, sull’esigenze sociali sempre più imperanti, sulle condizioni economiche sempre più in bilico.

Eppure la cosa che ancor più deprime è il fatto che le trasmissioni che hanno i nostri Urlatori come protagonisti sono quelle che fanno un più alto share. I giornali che aumentano le loro vendite sono quelli che centrano l’informazione sulle quisquiglie personali di questi sedicenti “onorevoli” sbattendo in prima pagina i loro fazzoletti sporchi!

Pensate a cosa potrebbe succedere se noi decidessimo tutti insieme di non accendere più tali programmi TV, se decidessimo di boicottare la stampa che da’ spazio alle cose che non riguardano la vita della nostra Nazione …siamo ossessionati dai peccati altrui, siamo morbosamente attaccati alle sconcezze compiute dagli altri, così attenti a ciò che capita fuori di noi. Ma è davvero più semplice prestare attenzione alla pagliuzza del nostro fratello nonostante la trave che è nel nostro occhio? La credo una cosa difficile eppure è questo lo stile che stiamo dimostrando come italiani! Abbiamo innescato una corsa a scoprire gli scheletri nell’armadio altrui dimentichi del proprio guardaroba pieno zeppo di ossa accuratamente nascoste.

Gli antichi cristiani avevano una pratica molto bella anche se dura …non ricevevano il perdono dei loro peccati se non eseguivano una confessione pubblica dichiarando ad alta voce i propri peccati, le personali malefatte. E i fratelli non si adunavano con le tasche piene di sassi, pronti per lapidare il peccatore, ma per pregare, per intercedere a favore del penitente.

Oggi non abbiamo più penitenti, ma solo accusatori, non abbiamo più confessioni, ma solo prove di forza che male fanno alla democrazia e allo spirito di ciascuno!

Sembra di essere ritornati indietro di duemila anni a quel giorno in cui una grande folla si era adunata attorno ad un’adultera pronti a lapidarla per il suo peccato. Oggi però in quel cerchio non c’è più l’adultera, non c’è più nessuno . Sono rimasti solo gli astanti con le mani e le tasche pieni di sassi pronti a scagliarli addosso all’altro. Il finale della storia purtroppo si rivela scontato: se tutti si lapidano, tutti muoiono!

Non ci serve una società morta, ma viva, capace di dire <>, << chiedo scusa>>, <> … solo così quei sassi non serviranno più per uccidere, ma per costruire una società più giusta, una democrazia più vera, una umanità più libera. Tocca a noi provarci, tocca innanzitutto a me!



Il Chierichetto

15 gen 2011

Non è mai tardi per ricominciare

Con il mese di gennaio incomincia un nuovo anno. Tante tradizioni popolari che attraversano, Nazioni, Continenti e persino epoche della storia sono legate ai riti propiziatori che congedano un vecchio anno per cedere il passo al nuovo. Classico è il salto dalla finestra che possono fare vecchie stoviglie, abiti usurati, o come in qualche film di De Filippo cucine a gas, divani, ecc.! il posto è per il nuovo che arriva, per il principio di tante esperienze, conoscenze, amori, fortune, lavori…


Vi siete mai chiesti il senso profondo di questo ricominciare?Il significato recondito che ci porta ad aprire un capitolo nuovo della nostra storia? L’ardore di desiderare un nuovo principio?

“Bërescìt” (bršt) è la parola che nell’antico ebraico designa l’incipit del primo libro della bibbia, l’inizio di tutte le cose, il principio nascosto e misterioso della storia, un inizio unico e al tempo stesso con un tema costante che si presenta per tutte le ere del popolo biblico! La stessa antica epopea di Gilgamesh ha inizio con la parola “principio” come anche i numerosissimi miti creazionistici dell’antichità! Tutti hanno uno stesso comune denominatore: la divinità.

L’Essere divino sta dietro il cominciare e ricominciare della storia, dell’epopea di un popolo, dell’esordio di un eroe, al debutto di un evento che cambierà la storia. Il divino è per l’uomo la possibilità, la volontà, lo stimolo a fare nuovamente, a fare di più e meglio.

Oggi conosciamo l’ateismo, l’agnosticismo, l’indifferentismo, ma c’è qualcuno che può negare o negarsi la possibilità di dare principio ad un nuovo migliore, oppure respingere un bene per sé e gli altri uomini che condividono con noi questo momento storico? Sarebbe la fine del principio se l’uomo rinunciasse al desiderio di fare un mondo migliore ogni volta che incomincia un nuovo anno. Ci sentiremmo come quando, da piccoli, guardavamo quei cartoni animati americani che dopo averci riempito il volto di sorrisi e tanta serenità terminavano con quella triste parolina a noi strana, ma al tempo stesso odiata “the end”! Quale religione o anti-religione può proporre la fine dell’umanità? L’estinzione dell’uomo per l’eternità? Se ne conoscete una simile abbandonatela senza dubitare .

Io poi, da chierichetto qual sono, non posso che trovar stimolo e forza nella persona di Gesù, un Uomo che quale Dio e in nome di Dio ha insegnato, senza sosta, l’importanza di incominciare sempre, anche dopo errori, magari anche dopo aver fatto i ladri per tanti anni, oppure aver ucciso, oppure ancora dopo aver venduto se stessi, la propria dignità e il proprio corpo… Ricordate quelle parole che disse un giorno? << I ladri e le prostitute vi passeranno avanti nel Regno dei Cieli>>. Perciò anche per il più derelitto non esiste quella triste parolina della nostra fanciullezza, ma principio, nuovo inizio, nuova possibilità di fare il bene per l’uomo.

Quando ci auguriamo il buon anno, facciamolo al mo’ dei nostri nonni con un “buon principio” perché c’è sempre tempo per essere migliori, per fare di questo mondo un luogo più felice, più giusto più buono per tutti .



Il Chierichetto