16 mag 2011

...ma liberaci dal male

Quando parliamo di cose che non hanno né volto né nome sentiamo sempre il bisogno di poterlo rappresentare con una immagine o spesso con un volto. La personificazione di un evento, di un accadimento o di una realtà senza volto ci permette così di metterci in dialogo con esso.
L’uomo si realizza e si comunica con il dialogo, con la parola data e ricevuta. Ci sentiamo vivi nell’esprimerci  e nel sentirci ascoltati per quello che diciamo perché è nel nostro dire il nostro essere.
La Sapienza è uno degli elementi che nella storia l’uomo ha tentato di personificare: egizi, ebrei, greci hanno dato un volto e a volte un nome, un corpo una storia alla Sapienza. Così essa veniva fatta vicina, nonostante grande e lontana, veniva percepita incontrabile, nonostante eterea e immateriale. Pensate alla dea Atena: tutti , ne sono certo, abbiamo l’immagine davanti agli occhi di questa figura femminile e al tempo stesso austera e imponente, corazzata di elmo, scudo e lancia e al tempo stesso rasserenante e pacifica nel volto. Tutti questi elementi ci parlano dei tratti della Sapienza e c’è la fanno sentire vicina, trattabile, dialogabile.
La stessa cosa accade per un evento catastrofico e mortale che definiamo “il male”. Soprattutto in casi così nefasti la personificazione è un meccanismo psicologico che ci aiuta a sopportare la mortalità dell’evento “male”. Ci aiuta così ad affrontarlo, gestirlo, e a  percepirlo controllabile dalla nostra finitezza.
La personificazione molte volte coincide anche con “l’incarnazione”, un altro elemento che trasforma l’essere (in questo caso il male) con una persona concreta dell’oggi che acquisisce una sorta di funzione espiatoria. Su di lui si abbattono tutte le nostre risposte al male, le nostre vendette, le nostre repressioni conscie e non.
 Non posso non citare quella che è l’ultima (storicamente) incarnazione del male per la società del terzo millennio: Osama Bin Laden.
Autore di numerosissime morti ha ricevuto anche lui la morte, causa di molti mali, ha ricevuto anche lui il male, iniziatore di una sanguinosa guerra, vittima della sua stessa guerra. È entrato nelle nostre case col volto sfigurato, sanguinante, morto, senza vita come immagine della vittoria e della pace con conquistata a caro prezzo.

Siamo certi di aver vinto? Siamo certi di avere personificato la vittoria nell’immagine di colui che era il male in persona? Siamo certi che il male possa essere annullato e vinto con lo stesso male? Può la cura coincidere con la fine della vita?
Questa è la vera forza del male: propagarsi, dilagare come una macchia di petrolio in mare e come tale toglie la vita a chiunque tocca e incontra.

La foto di Bin Laden ucciso? È un’ennesima vittoria del male che trasforma la morte e la guerra sotto le vesti della libertà e della pace.

"se qualcuno ti percuote una guancia tu porgi anche l’altra" disse Gesù e non per mettere in risalto la rassegnazione, al contrario, per ammutolire il male, per togliergli ogni spazio da macchiare e invadere. La croce di Cristo esposta nelle aule delle scuole, nei Tribunali ha un forte valenza educativa ci  insegna che il male si vince solo con l’amore.

                                                                                                                     Il Chierichetto

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