26 nov 2016

Ubi episcupus, ibi Ecclesiae

Quando nel lontano anno 2000 ero in procinto di partire per Roma e compire gli studi teologici, il caro don Pierino mi disse: << mi raccomando: quando stai in Vaticano ricordati che la Chiesa di Cristo è quella dal Cupolone in su, no badare dal Cupolone in giù>>. Quanto mi sembravano dure e al tempo stesso strane quelle parole, ma poi, le ho percepite vere. Ogni volte che assistevo a qualcosa di strano, lontano dalla fede cristiana, mi ritornavano alla mente le parole di don Pierino.
Oggi, disgustato ascolto degli scandali, e provo ribrezzo per queste sconcezze, sessuali, economiche, umane, che non lasciano immune nemmeno gli uomini della Chiesa, ma non toccano la Chiesa
Qualcuno ha parlato di Papa Francesco, come una guida debole, che ha perso il controllo della Chiesa, che parla e che nessuno ascolta. Eppure io non condivido questa opinione e ricorro sempre ai miei ricordi romani. Studiando i Padri Apostolici, molto mi ha colpito la figura di Ignazio, vescovo di Antiochia agli inizi del II sec. d. C., che in una delle sue lettere ha scritto:<<Ubi episcupus, ibi Ecclesiae>> ( dov’è il Vescovo, lì c’è la Chiesa)!
Francesco è il Vescovo di Roma, e lui si identifica con la Chiesa di Roma! Il motto di Ignazio è profondamente vero, intrinsecamente vero, Pensate a Gesù Cristo… non ricordate quanto accadde con Giuda Iscariota, capace di vendere Gesù stesso per soli trenta denari? Eppure Gesù lo ha scelto quale suo Apostolo, lo ha scelto Gesù stesso! E come dimenticare Pietro che rinnegò Gesù per ben tre volte… eppure Gesù dopo la sua resurrezione gli affidò l’intera Chiesa!
E potrei citare tanti cattivi personaggi nella storia della Chiesa, capaci di punire grandi menti (pensate al povero Galileo), uccidere molti uomini e donne ( le crociate, le persecuzioni delle sedicenti streghe), insomma numerosissimi eventi che avrebbero prodotto l’autodistruzione della Chiesa. Eppure sono passati gli imperi, i re, i grandi della Terra, ma la Chiesa è ancora qui. E’ questo un miracolo? Vero. Il miracolo è nei miliardi di donne e uomini, bambini e anziani che hanno fatto la Chiesa, ben più numerosi dei peccatori che l’hanno deturpata. Questo non vuol dire ignorare, ma accusare, ripulire, rinnovare. E qui sta il lavoro di Francesco. Lui non è solo, ma il miliardo di cristiani sparsi nel mondo ( non solo cattolici, ma ortodossi, protestanti…) guardano a lui e lo ascoltano come il pastore di tutto il cristianesimo. Anche ora sono ben più numerosi degli uomini che ci scandalizzano con le loro cattive opere.
Ubi episcopus, ibi Ecclesiae, la Chiesa è con Francesco e con Francesco accusa il male, ma non si identifica col male, è ben altro, è il volto misericordioso di Cristo.
Noi, che siamo più di un miliardo nel mondo, abbiamo il dovere di condannare e di rinnovare non solo con le nostre parole, ma con le nostre azioni. Ecco che l’anno della misericordia è stato per noi un momento per raccontare la Chiesa al mondo, alle guerre che lo attanagliano, al terrore che lo imprigiona, al male che lo soffoca che c’è il bene e il bene è più grande di ogni male. Il Cristiano è l’uomo della misericordia, perché Misericordia è il volto di Dio.

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