26 nov 2016

“Beato chi abita la tua casa”

L’Avvento che ci apprestiamo a vivere ci introduce nel nuovo anno liturgico, un rinnovato susseguirsi di eventi di grazia, che ci aiuteranno a piantare i nostri passi nelle orme tracciate da Gesù, trapiantarle e farle vive e nuove nel presente.
Quello del 2016 poi, è per me monopolitano attesa nell’attesa... Il nono centenario dell’approdo dell’icona di Maria Madre di Dio sulle rive della nostra Città mi introduce ancora più fortemente in questa gioiosa attesa che caratterizza l’intero vissuto del cristiano.


«Rallegriamoci tutti nel Signore,
celebrando questo giorno solenne in onore di Maria Vergine»

Così si apre il canto d’introito della messa in onore della Madonna della Madia. La liturgia invita ogni fedele a fare del presente un momento di gioia fondata sulla salda roccia che è il Signore. L’Avvento è il tempo dell’attesa, ma non c’è attesa che porti in sé gioia perché si nutre della certezza di ciò che sta per accadere.
Ad ogni abitante di Monopoli e a tutti coloro che conoscono questa Città, risultano note le circostanze storiche (miste ad echi leggendari) riguardo l’approdo dell’icona mariana rinvenuta fra cataste di travi sulle rive del porto. Sarà anche noto il desiderio che permeava il cuore del Vescovo Romualdo e di tutto il popolo dei fedeli, di poter avere un nuovo e dignitoso tempio dove ritrovarsi insieme a “rallegrarsi nel Signore”.
«Quanto sono amabili le tue dimore 
Signore degli eserciti!
L'anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
»
Il Salmo 84, canto del pellegrino che intraprendeva il cammino verso Gerusalemme, è il prosieguo dell’antifona mariana.
Come mai, la liturgia introduce la Chiesa orante a fare propria questa preghiera? E come mai con questi versi?

Innanzitutto perché nulla è più amabile che stare alla presenza di Dio.
Maria è l’esempio più concreto di un essere umano che sa stare alla presenza di Dio, che fa di ogni azione quotidiana, come quella di lavare le stoviglie o fare il bucato, un essere costante alla Sua presenza.

All’inizio di quest’anno liturgico anch’io ho bisogno di riconoscere per prima cosa l’assoluta unicità dell’essere alla presenza di Dio poiché tutto ha origine in Lui, tutto sussiste in Lui, tutto cresce in Lui.

Il primato di Dio era forse chiaro al Vescovo Romualdo che dinanzi ad una mera necessità materiale (la mancanza di denaro per edificare il tetto della chiesa) ripose la sua fiducia soltanto in Dio. Egli era come Noè intento a costruire l’arca: non estraneo alla vita quotidiana ma capace di rendere la quotidianità edificazione della Chiesa del Signore. Fece del suo ministero episcopale intercessione vivente e permanente, e come figlio si rivolse alla Madre certo di essere ascoltato.

Se dovessimo prendere in esame le parole ebraiche del Salmo 84 scopriremmo emozioni forti capaci di esprimere la profondità e la concretezza del desiderio di Dio: «Ha bramato e anche si è consumata l’anima mia per gli atri di Dio».

Stare alla presenza di Dio non è un’idea astratta, ma è forse il momento più alto dell’edificazione della Chiesa: bramare. Uno stato intimo e al tempo stesso passionale che esprime il moto più carnale dell’animo desideroso di unirsi all’altro. La Chiesa è la Sposa di Cristo e il suo essere Sposa si manifesta nel desiderio di unirsi tutta a Lui solo.
La Chiesa si riconosce per il suo stare continuamente alla presenza di Dio e non abbandonare mai questo stato di unione con Lui.

Consumarsi, significa mantenere viva quella brama, e non v’è altro modo per farlo se non quello di vivere quanto meditato alla presenza di Dio. La Chiesa esiste soltanto per un motivo, annunciare la buona notizia. Non soffocare la passione, ma accenderla; non dare zavorra, ma alleggerire i cuori già troppo appesantiti.

Sono passati novecento anni da quando il Vescovo Romualdo guardava alle mura della chiesa madre della Città e la vedeva in balia della pioggia, del sole, della salsedine... eppure alle porte di quelle quattro mura bramava e si consumava. Oggi come monopolitano, io ho un’opportunità in più per ritrovare la brama dell’essere alla presenza dell’Altissimo, di consumarmi quotidianamente per lo Sposo che sta per venire.

La Vergine Maria, è la personificazione più eloquente di una Chiesa che sta alla presenza di Dio, che brama essere “uno” col suo Signore a tal punto da fare di se stessa l’arca dove è custodita la salvezza. Maria è il roveto sempre ardente, che non ha paura di consumarsi per il suo Signore.
A lei affido ogni desiderio di vivere questo nuovo tempo, ai piedi del suo trono metto ogni aspirazione più profonda perché mi aiuti a essere nella mia Chiesa un piccolo operaio insieme a tanti fratelli e sorelle, contribuire a costruire la Chiesa che i nostri padri hanno voluto far fiorire in questo tratto di costa nella terra di Puglia.
A tutti coloro che amano la nostra Città, la sua storia e che ripongono tutto nell’unica fede trasmessaci dai nostri padri e che ancora parla a noi attraverso le mirabili opere che oggi adornano Monopoli, a tutti il mio augurio per riscoprire le radici più profonde del nostro essere cristiano in questa Città, in questo presente.

Maria Santissima della Madia, avvocata nostra.... prega per noi!

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