L’Avvento
che ci apprestiamo a vivere ci introduce nel nuovo anno liturgico, un rinnovato
susseguirsi di eventi di grazia, che ci aiuteranno a piantare i nostri passi
nelle orme tracciate da Gesù, trapiantarle e farle vive e nuove nel presente.
Quello
del 2016 poi, è per me monopolitano attesa
nell’attesa... Il nono centenario dell’approdo dell’icona di Maria Madre di
Dio sulle rive della nostra Città mi introduce ancora più fortemente in questa
gioiosa attesa che caratterizza l’intero vissuto del cristiano.
«Rallegriamoci
tutti nel Signore,
celebrando questo giorno solenne in onore
di Maria Vergine»
Così
si apre il canto d’introito della messa in onore della Madonna della Madia. La
liturgia invita ogni fedele a fare del presente un momento di gioia fondata
sulla salda roccia che è il Signore. L’Avvento è il tempo dell’attesa, ma non
c’è attesa che porti in sé gioia perché si nutre della certezza di ciò che sta
per accadere.
Ad ogni abitante di Monopoli e a tutti coloro che conoscono
questa Città, risultano note le circostanze storiche (miste ad echi leggendari)
riguardo l’approdo dell’icona mariana rinvenuta fra cataste di travi sulle rive
del porto. Sarà anche noto il desiderio che permeava il cuore del Vescovo
Romualdo e di tutto il popolo dei fedeli, di poter avere un nuovo e dignitoso
tempio dove ritrovarsi insieme a “rallegrarsi nel Signore”.
«Quanto sono amabili le tue dimore
Signore degli eserciti!
L'anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.»
Signore degli eserciti!
L'anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.»
Il Salmo 84, canto del pellegrino che
intraprendeva il cammino verso Gerusalemme, è il prosieguo dell’antifona mariana.
Come mai, la liturgia introduce la Chiesa orante a fare propria questa preghiera? E come mai con questi versi?
Come mai, la liturgia introduce la Chiesa orante a fare propria questa preghiera? E come mai con questi versi?
Innanzitutto perché nulla
è più amabile che stare alla presenza di Dio.
Maria è l’esempio più
concreto di un essere umano che sa stare alla presenza di Dio, che fa di ogni
azione quotidiana, come quella di lavare le stoviglie o fare il bucato, un
essere costante alla Sua presenza.
All’inizio di quest’anno
liturgico anch’io ho bisogno di riconoscere per prima cosa l’assoluta unicità
dell’essere alla presenza di Dio poiché tutto ha origine in Lui, tutto sussiste
in Lui, tutto cresce in Lui.
Il primato di Dio era forse
chiaro al Vescovo Romualdo che dinanzi ad una mera necessità materiale (la
mancanza di denaro per edificare il tetto della chiesa) ripose la sua fiducia
soltanto in Dio. Egli era come Noè intento a costruire l’arca: non estraneo
alla vita quotidiana ma capace di rendere la quotidianità edificazione della
Chiesa del Signore. Fece del suo ministero episcopale intercessione vivente e
permanente, e come figlio si rivolse alla Madre certo di essere ascoltato.
Se dovessimo prendere in
esame le parole ebraiche del Salmo 84 scopriremmo emozioni forti capaci di
esprimere la profondità e la concretezza del desiderio di Dio: «Ha bramato e anche si è consumata l’anima mia per gli atri di
Dio».
Stare alla presenza di Dio
non è un’idea astratta, ma è forse il momento più alto dell’edificazione della
Chiesa: bramare. Uno stato intimo e
al tempo stesso passionale che esprime il moto più carnale dell’animo desideroso
di unirsi all’altro. La Chiesa è la Sposa di Cristo e il suo essere Sposa si
manifesta nel desiderio di unirsi tutta a Lui solo.
La Chiesa si riconosce
per il suo stare continuamente alla presenza di Dio e non abbandonare mai
questo stato di unione con Lui.
Consumarsi, significa
mantenere viva quella brama, e non v’è altro modo per farlo se non quello di
vivere quanto meditato alla presenza di Dio. La Chiesa esiste soltanto per un
motivo, annunciare la buona notizia. Non soffocare la passione, ma accenderla; non
dare zavorra, ma alleggerire i cuori già troppo appesantiti.
Sono passati novecento
anni da quando il Vescovo Romualdo guardava alle mura della chiesa madre della
Città e la vedeva in balia della pioggia, del sole, della salsedine... eppure
alle porte di quelle quattro mura bramava e si consumava. Oggi come
monopolitano, io ho un’opportunità in più per ritrovare la brama dell’essere
alla presenza dell’Altissimo, di consumarmi quotidianamente per lo Sposo che
sta per venire.
La Vergine Maria, è la
personificazione più eloquente di una Chiesa che sta alla presenza di Dio, che
brama essere “uno” col suo Signore a tal punto da fare di se stessa l’arca dove
è custodita la salvezza. Maria è il roveto sempre ardente, che non ha paura di
consumarsi per il suo Signore.
A lei affido ogni
desiderio di vivere questo nuovo tempo, ai piedi del suo trono metto ogni
aspirazione più profonda perché mi aiuti a essere nella mia Chiesa un piccolo
operaio insieme a tanti fratelli e sorelle, contribuire a costruire la Chiesa
che i nostri padri hanno voluto far fiorire in questo tratto di costa nella
terra di Puglia.
A tutti coloro che amano
la nostra Città, la sua storia e che ripongono tutto nell’unica fede
trasmessaci dai nostri padri e che ancora parla a noi attraverso le mirabili
opere che oggi adornano Monopoli, a tutti il mio augurio per riscoprire le
radici più profonde del nostro essere cristiano in questa Città, in questo
presente.
Maria Santissima della
Madia, avvocata nostra.... prega per noi!

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