26 nov 2016

Questioni di famiglia

I fermenti politici degli ultimi tempi, pongono accenti e sottolineatura sulla questione delle unioni civili e diritti delle persone omosessuali. Mentre gli ultimi due anni del pontificato di Papa Francesco hanno visto porre un forte accento sul tema della famiglia. Si è favorita un’aria di controversie nei confronti di politici pro e contro, vescovi pro e contro, associazioni pro e contro...
Io vorrei provare a fare una riflessione piccola, come piccolo è il mio essere di semplice chierichetto. Mi chiedo: << qual è  il compito dello Stato nei confronti delle relazioni fra le persone? >>; la risposta credo sia quella di essere regolatore (legislatore) di queste relazioni per assicurarsi che non ci siano dislivelli sociali, incongruenze fra i diritti e i doveri delle persone. Infatti, lo Stato non può permettersi che degli uomini condividano la loro esistenza senza porsi obblighi e diritti reciproci, qualsiasi siano le motivazioni che li legano altrimenti questo potrebbe minare l’ordine sociale e quindi, la stabilità dello Stato stesso. Un altro compito dello Stato è quello di assicurarsi il proprio futuro e questo può avvenire solo garantendo e regolando la cura dei minori con e senza genitori. Spero che su questo tutti possiamo convenire.
La Chiesa invece ha il compito di trasformare la società, di trasfigurarla nella logica del sacramento, cioè fare di una cosa, una realtà più alta da sè, divinizzarla, direbbero i Padri della Chiesa. Prendete ad esempio l’Eucarestia: è fatta di pane, ma non è pane, è trasformato (transunstanziato, direbbero i teologi) nel vero Corpo di Cristo. Nel caso del matrimonio cristiano, la Chiesa deve garantire e proteggere l’amore che lega la coppia, un amore che pur se fondato sulla naturalità, la supera in uno che è divino (lo transustanzia).
Insomma, lo Stato regola le relazioni e non si interessa dell’amore, ma della sussistenza; la Chiesa si fonda sull’amore e lo trasforma in manifestazione vera di Dio. Parliamo di due intenti opposti capite? Chiaramente un cristiano non può pensare come sacramento la relazione fra persone dello stesso sesso, perchè manca di quella natura su cui è fondato, Un non cristiano invece,  non si pone il problema della naturalità, ma pensa a regolare la relazione che fanno di un gruppo di persone, una società e non branco e spesso le sue soluzioni non sono basate sulla natura, ma sulla necessità di garantire il proprio futuro e la propria sussistenza.
Lo Stato non è anonimo, ma è fatto di persone, che vivono, pensano, credono, amano... e chiaramente le sue scelte saranno più o meno condivise in base alle persone che lo compongono. La Chiesa, cioè i battezzati (e non i soli preti) stanno nello Stato e avranno anche il diritto di dire la loro nel rispetto delle regole democratiche e nelle sedi che le governano..., o no?
Sono convinto che, se tutti comprendessimo il nostro ruolo, senza scaricare colpe o meriti agli altri, riusciremmo ad essere Stato (che garantisce i diritti e i doveri di tutti) e Chiesa nello Stato (che sappia essere fermento, crescita, positività e non ostruzionismo).

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