Vivo con una certa preoccupazione l'espandersi di una affermazione come questa: riforma della riforma! Infatti non riesco a vedere la positività dell'espressione, anzi ne colgo solo un'affermazione critica che mette in rilievo la negatività della prima riforma in favore di quella che si sta proponendo come una seconda riforma! I sofismi che esprimono invece una continuità e quasi una perfezione della riforma del Concilio Vaticano II mi sembrano ipocriti e quasi irriverenti verso la Tradizione cattolica sancita in una forma così plenaria e solenne com'è quella di un Concilio Ecumenico!!!
Quello che mi preoccupa maggiormente e che la riforma conciliare della liturgia in realtà non è ancora pienamente attuata e radicata nella vita di cristiani e questo perchè pur celebrando con testi e riti riformati continuiamo a ragionare in termini tridentini! Non esiste una continuità tra lex orandi e lex credendi!
Mi spiego meglio: pensiamo alla dimensione della koinonia nella Chiesa che si propone oltre la piramidale visione gerarchica... credete che i cristiani percepiscano una Chiesa di comunione oppure una pesante gerarchia che si riprende giorno dopo giorno tutti gli spazi di comunione voluti dai Padri conciliari! Guardiamo ai consigli pastorali parrocchiali. Dalle mie esprienze e conoscenze più vicine ho riscontrato una involuzione sempre maggiore e da un luogo di confronto e di condivisioni di scelte pastorali divengono sempre più occasioni di conferenze del presidente senza diritto di parola per nessuno (nei migliori dei casi) oppure sono istituzioni esistenti sulla carta per rispetto alle normative canoniche e mai convocati nella realtà!
Questo è uno dei tanti esempi che percepisco come problematici dal punto di vista teologico e profondamente in contrasto con la lex orandi!
ora il ritorno ad una prassi liturgica pre conciliare soprattutto fra i giovani, deriva appunto da tale discrasia. In realtà si tenta di riagganciare l'attuale lex credendi (di matrice tridentina) con la lex orandi che le è propria (tridentina)!
Qualcuno forse, potrebbe obiettare che le mie sono congetture puramente irreali dato le numerossisime pubblicazioni, gli innumerevoli studi e riflessioni sulle scelte del Vaticano II. Infatti qui vi è un altro problema: la teologia accademica è anni luce distante dalla teologia del quotidiano di sacerdoti e fedeli. E come spiegarsi che i più lontani nella pratica sono proprio i più giovani??
Riforma della riforma... perchè non provare a dare presente alla riforma che per molti versi è ancora carta scritta e non vissuto giornaliero? Se per Riforma della riforma significa questo allora anche io voglio far parte di questo nuovo vento; ma se invece ci limitiamo a parlare degli abusi liturgici attribuendo ogni responsabilità al movimento liturgico io non ci sto! Se per riforma della riforma intendiamo comunione in ginocchio, introduzione del crocifisso sull'altare, campanellini durante la consacrazione, allora non ci sto! Non ci sto ai personalismi e ai devozionalismi nella liturgia che snaturano la pubblicità e la comunionalità del rito eucaristico!
Confido nella sapienza e nello spirito illuminato del Papa, che come Capo rito ha il dovere e l'onere di tutelare la liturgia che la Tradizione romana ci ha consegnato nel Vaticano II e nel messale di Paolo VI.
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