30 set 2009

a proposito di regali...

Che Natale sarebbe senza regali? Non è possibile pensare questa festa senza organizzare vere e proprie escursioni lungo negozi, grandi magazzini, mercatini, magari alla ricerca del dono più giusto da fare oppure all’offerta più allettante da cogliere al volo.
Spesso ci facciamo guidare dall’utilità del dono, a volte dalla bellezza, altre ancora dai saldi. A volte vorremmo non comprare doni a nessuno però, consci che ne riceveremo dagli altri non possiamo incorrere nel rischio di fare una magra figura nel non avere da contraccambiare.
Da gioia il dono diviene allora un peso, spesso gravoso.
Il dono ha bisogno di un donatore, di qualcuno che offra qualcosa di sé, che gli appartiene, se ne priva per offrirlo ad un altro. Il dono più è grande quanto più supera la barriera del superfluo, più ha valore quanto più è una privazione importante per chi lo dona.
La meraviglia del dono non finisce con il sacrificio di un uomo più o meno generoso ma è una realtà che coinvolge anche il ricevente.
Ricevere un dono è altrettanto impegnativo tanto quanto farlo. Ricevere un dono significa aprire non soltanto le mani per accoglierlo, ma aprire la propria esistenza perché in quell’oggetto esiste una parte di colui che l’ha donato.
Qualcuno pensa che sia da stupidi immischiarsi in queste dinamiche, senza comprenderne la profonda umanità, anzi la sovraumanità che pervade l’esperienza del dono. Già perché se il dono si fermasse nelle mie mani smetterebbe di essere comunicazione del sé e diverrebbe un tutt’uno con il mio io. Appropriarsi di un dono significa decretare la morte dell’altro che viene fagocitato dalla possessione personale.
Come schivare questo rischio? Con un controdono. Il controdono è la risposta commisurata a quanto ricevuto. Dinanzi ad una persona che mi offre parte di sé io rispondo con una parte di mè. Solo se rispondo a questa dinamica il mio controdono sarà commisurato a quanto ricevuto.
Non è importante il prezzo, né il momento del contraccambio, ma quanto di me è presente nel controdono.
È il “do ut des” che troppo spesso demonizziamo senza comprenderlo a fondo. Se capissimo il vero valore del dono ogni Natale sarebbe l’occasione per fare crescere le nostre relazioni, per potenziare la nostra generosità, per appianare litigi e diatribe, per educare al valore della sobrietà.
Il Natale? È la festa del dono per eccellenza: Dio che mi offre il suo figlio Gesù.
Quale sarà il tuo controdono?

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