11 nov 2013

Chi non lavora neppure mangi

Qualcuno ricorderà: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro…  oppure: il lavoro nobilita l’uomo…. E così potremmo continuare ad indicare espressioni proverbiali, decreti, discorsi che pongono il lavoro nel suo più alto valore.
Effettivamente molti economisti dicono che l’unica strada per risollevarci dalla crisi economica consista nel favorire politiche che promuovano il lavoro. Certo, verrebbe da dirci che il lavoro manca, che ogni giorno si perdono posti di lavoro, che la disoccupazione e la povertà delle famiglie avanza. È vero e non possiamo e non dobbiamo nasconderlo.
Esiste però un lavoro non lavorato, un pane non debitamente sudato che appesantisce tutto il sistema e scarica i suoi pesi sui più deboli. Già perché se un operaio ha uno stipendio, ma non lavora, consuma senza produrre; se un impiegato riscalda la sua sedia e non si impegna a produrre nel l’orario giornaliero, danneggia tutta la società. Peggio sarebbe, se i parassiti di turno fossero dipendenti statali: ci pensate? Sono li per offrire servizi ai cittadini, vengono retribuiti che le nostre salatissime tasse e loro? Contribuiscono ad affossare l’economia generale del Paese. Ora la pausa caffè, ora la falsa “strisciata” di cartellino, ora le compre durante l’orario di lavoro, mentre magari i nostri figli aspettano un insegnante che li istruisca, noi siamo incolonnati da ore davanti uno sportello che funziona a singhiozzi.
A pensarci bene abbiamo altri dipendenti statali, impiegati per servire i cittadini, profumatamente retribuiti che trovano mille scuse per non lavorare (facendosi retribuire comunque): sono i nostri politici. È sotto il sole che loro unico interesse è il bene proprio e quando questo viene intralciato fanno ostruzionismo della cosa pubblica, disertano l’aula, chiedono dimissioni dell’avversario o ancor peggio si dimettono.
Non importa se il Paese annaspa, se l’economia stenta a decollare,  se la barca rischia di affondare… siamo nell’epoca “Schettino” (con tutto il rispetto per la persona), dove il primo a mollare è proprio chi è in condizione di poter fare qualcosa. Diciamo che non li paghiamo troppo, diciamo che non hanno privilegi, ma tutto è giusto per il loro servizio al Paese, diciamo che non sono una casta, ma “servi esemplari dello Stato”…ok! Ma che lavorino! Che si chiudano in Parlamento a lavorare per il bene comune, che facciano di tutto per salvare il “treno” Italia che deraglia!
Vero è, che si fa presto a parlare dei doveri del prossimo per essere magari io stesso il furbetto di turno.

Gesù per trent’anni ha svolto il lavoro di falegname, si è guadagnato il pane non con l’elemosina, ma con il quotidiano e duro lavoro. Se il Figlio di Dio, il Re dei re ha potuto farlo, perché non posso farlo anch’io?

3 set 2013

Ricetta per essere umili

Il mese di settembre, per noi fortunati del Sud, è un prolungamento piacevole dell’estate. Il clima favorevole, il mare limpido e non più affollato ci danno la possibilità di vivere in una sorta di “limbo” vacanziero del quale conviene approfittare.
Così, per ultimare la messa a punto del nostro essere ne quotidiano familiare e lavorativo, nutriamo lo spirito con tanta umiltà.
Nel sentire comune l’umiltà è sinonimo di debolezza.
Io penso che essa sia la vera medicina di cui abbiamo bisogno. Spesso pensiamo di essere nel giusto, che il nostro lavoro sia sempre ben fatto, che le scelte siano giuste, che i rimproveri inflitti ai propri figli siano sacrosanti, che il mio capo sia sempre uno stolto o il mio inferiore un nullafacente. Siamo malati di super Io, malati di un personalismo esasperato all’egocentrismo.
Anche la politica e l’economia vivono dello stesso male: la destra ha sempre ragiona la sinistra torto e il contrario; se io guadagno e molto non deve importare a nessuno e non ho obblighi per nessuno.
E come non pensare alla situazione siriana: siamo un Occidente malato, incapace di mettersi in dialogo, pronti solo a mostrare i muscoli al bullo di turno.
Umile è il maestro che siede accanto all’alunno in difficoltà, il genitore che sa imparare dai propri figli e chiedere perdono per un rimprovero esagerato, il dirigente che guarda il suo lavoratore prima come uomo e poi come dipendente, il lavoratore che si immedesima nel peso che le spalle di un capo devono sopportare. Umile è un prete che ti ascolta anche fuori dal confessionale, un fedele che comprende la solitudine che spesso avvolge il suo pastore, un marito che dopo una giornata di lavoro si ferma a lavare i piatti della cena.
Umile è un mondo che mette al primo posto la pace!
Il cristianesimo è la religione dell’umiltà (anche se spesso non lo dimostra) il Cristo è il Dio che non impone la sua superiorità per essenza e sostanza, ma assume fattezze di creatura in pieno, morte inclusa.
Umiltà è sinonimo di condivisione: io sussisto solo in relazione agli altri.
Poveri, umili, puri… motore rinnovato! Ora non resta che riprendere la corsa.

Buon percorso.

Ricetta per essere puri di cuore

Carissimi, l’impegno di questa estate è quello di rinvigorire lo spirito oltre che il corpo.  Abbiamo colto l’importanza di lasciare ogni cosa ci impedisca di trovare la pace nel cuore.
Questa volta nel nostro ritiro immaginario, nella solitudine di qualche ora delle nostre vacanze vi propongo di impegnarci nella purezza del cuore.
Un cuore povero non può non essere anche puro… ma cosa significa?
Per purezza molti intendono una categoria morale, priva di quelli che si chiamano peccati. In realtà questa è definizione troppo lontana dal vero.
Io penso che la purezza è quella incarnata da un fiore bianco. Pensate alla leggerezza che esso esprime, alla nobiltà del suo portamento insieme alla luminosità che produce. Per purezza intendo quella espressa da un bambino, che non è immune dall’errore, eppure agisce senza doppiezza e secondi fini. La purezza mi spinge a pensare all’aria di montagna, fresca, penetrante, impalpabile eppure con tutto il peso che si fa sentire.
Se penso di essere una foglia verde, lucida di rugiada, che offre riparo ad una farfalla leggiadra, che trasforma cattiva anidride carbonica in puro ossigeno, che abbellisce un vetusto albero scuro, sono pieno di me; eppure se fossi puro di cuore la prima cosa che penserei di me è di essere una foglia in una foresta pluviale.
E  se fossi una goccia d’acqua godrei della mia trasparenza, della frescura che potrei arrecare, della sete che posso saziare, della vita che posso donare; eppure il mio valore sarebbe più nobile di tutti i miei pregi se fossi consapevole di essere una delle miliardi e miliardi di gocce che compongono il grande oceano.

Sarò puro di cuore se consapevole di essere unico fra unici, necessario con indispensabili, primo fra pari; e se mi ricorderò di amare allora il mio cuore sarà pronto a far rilucere il buio.

Ricetta per essere poveri

Immancabile anche quest’anno l’appuntamento con l’estate. Pensate come riusciremmo ad affrontare un intero anno lavorativo se no disponessimo di un tempo tutto dedicato a noi, al nostro relax. Infondo siamo come una macchina per la quale inesorabile giunge il momento del tagliando… la si porta dal meccanico e lì ferma, vi resta per almeno due giorni!
Credo però, che non dovremmo trascurare un particolare tutto umano della cosa: non siamo macchine, dotate di un solo apparato esterno (il corpo), ma esseri umani e come tali abbiamo un mondo interiore spesso vasto e complesso più del corpo, che dimentichiamo di curare e far risposare.
A questo proposito mi vengono in mente tre espressioni su cui mi piacerebbe soffermarmi in vostra compagnia: poveri, puri, miti. Prendetela come una delle tante ricette per l’estate!
Un aspetto del quale nutrire il proprio mondo interiore è quello della povertà. Non a caso uno dei segreti per la migliore disintossicazione è il digiuno.
Oggi vi propongo il digiuno interiore inteso come abbandono di tutto il superfluo. Ma cosa intendere per superfluo? Per capirlo abbiamo bisogno di:
1.       Una stanza o luogo appartato
2.       Un’oretta di silenzio
3.       Carta e penna.
Raggiunto il  nostro posto ideale spegniamo telefonino, sfiliamoci l’orologio dal polso e pensiamo a tutto quello che ci piace insieme a quello che non ci piace. Proseguiamo nel riflettere su tutto quello che possediamo e quello che vorremmo possedere. Infine pensiamo a tutti i nostri legami affettivi presenti e passati… mi raccomando ad annotarvi tutto!
Negli ultimi dieci minuti divertitevi a creare una scaletta valoriale partendo da ciò che ritenente più importante e ciò che lo ritenete meno. Fate questo con cura e sincerità.
Alla fine avrete scoperto che cos’è per voi il superfluo… tutto ciò che sta dalla posizione numero cinque in avanti è il vostro superfluo.

In realtà il lavoraccio inizia ora. Cercate ogni giorno di mettere in pratica le vostre cinque essenzialità sempre al primo posto in ogni azione giornaliera, abbandonate il resto e diventerete poveri, scevri dell’inutile, uomini e donne beati poiché poveri in spirito. Auguri!

18 mar 2013

Diamo tempo al tempo


Credo che il mese da pochi giorni trascorso passerà inesorabilmente alla storia.
Febbraio è un mese cruciale per l’agricoltura. Ci si occupa della potatura degli alberi da frutta, degli innesti, della vangatura dei campi. Ricordo con simpatia il modo in cui a proposito mio nonno mi indicava gli impegni di questo mese nel simpatico e criptico vernacolo: “febbraio, la terra è febbricitante!”. Già perché tutta la natura si mette in fermento nuovo che sboccerà con irruenza nella primavera.
Vi siete mai messi nei panni della terra quando viene vangata? Disturbata nel suo riposo, inverdita dai fili d’erba germogliati spontaneamente, si ritrova ad essere “rivoltata” con la stessa immediatezza con la quale rivoltiamo un calzino, con la forza e il ferro del trattore, creando spaesamento in tutti i piccoli esseri che nella terra avevano trovato riparo dal gelido inverno… Lo splendido paesaggio verde si trasforma in un ambiente quasi lunare, brullo, scuro.
Per non parlare poi delle potature. Pensate: essere tagliuzzati delle proprie parti, feriti a sangue, sgocciolanti di linfa, segati da denti acuminati, deformati dal pensiero di un uomo che mi ringrazia in che modo? Tagliando parte di me. Che esperienza dolorosa.
I contadini però, loro lo sanno bene. Arare la terra significa permettergli la possibilità di essere riscaldata dal sole fino in profondità, essere rinvigorita dall’ossigeno. E tutti quei vermetti che ne abitano le profondità, svegliati dal sonno sono invogliati a rimettersi al lavoro per rinnovare l’equilibrio dell’humus. Quanto guadagnerà in fertilità una terra ben arata alle porte della primavera!
Per non parlare degli alberi, alleggeriti dalla pesantezza degli anni, ripuliti da rami ormai poco produttivi, che succhiano linfa vitale a scapito dei frutti venturi. Quanto bene porterà una buona potatura, che produzione fruttifera di qualità.
Febbraio, il Papa lascia il ministero petrino!
Febbraio, il sistema politico italiano viene stravolto dal voto!
Forse doloroso? Forse il panorama ora ci sembra più brullo? Forse ci creano tristezza i grossi mucchi di potature che giacciono sotto gli alberi come soldati caduti in guerra?
Non dovremmo essere così titubanti verso il futuro perché la primavera è alle porte. Non possiamo che continuare a lavorare e dare alla natura delle cose il suo tempo.