Carissimi, l’impegno di questa estate è quello di
rinvigorire lo spirito oltre che il corpo.
Abbiamo colto l’importanza di lasciare ogni cosa ci impedisca di trovare
la pace nel cuore.
Questa volta nel nostro ritiro immaginario, nella solitudine
di qualche ora delle nostre vacanze vi propongo di impegnarci nella purezza del
cuore.
Un cuore povero non può non essere anche puro… ma cosa
significa?
Per purezza molti intendono una categoria morale, priva di
quelli che si chiamano peccati. In realtà questa è definizione troppo lontana
dal vero.
Io penso che la purezza è quella incarnata da un fiore
bianco. Pensate alla leggerezza che esso esprime, alla nobiltà del suo
portamento insieme alla luminosità che produce. Per purezza intendo quella espressa
da un bambino, che non è immune dall’errore, eppure agisce senza doppiezza e
secondi fini. La purezza mi spinge a pensare all’aria di montagna, fresca,
penetrante, impalpabile eppure con tutto il peso che si fa sentire.
Se penso di essere una foglia verde, lucida di rugiada, che
offre riparo ad una farfalla leggiadra, che trasforma cattiva anidride
carbonica in puro ossigeno, che abbellisce un vetusto albero scuro, sono pieno
di me; eppure se fossi puro di cuore la prima cosa che penserei di me è di
essere una foglia in una foresta pluviale.
E se fossi una goccia
d’acqua godrei della mia trasparenza, della frescura che potrei arrecare, della
sete che posso saziare, della vita che posso donare; eppure il mio valore
sarebbe più nobile di tutti i miei pregi se fossi consapevole di essere una
delle miliardi e miliardi di gocce che compongono il grande oceano.
Sarò puro di cuore se consapevole di essere unico fra unici,
necessario con indispensabili, primo fra pari; e se mi ricorderò di amare
allora il mio cuore sarà pronto a far rilucere il buio.
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