Credo che il mese da pochi giorni trascorso passerà
inesorabilmente alla storia.
Febbraio è un mese cruciale per l’agricoltura. Ci si occupa
della potatura degli alberi da frutta, degli innesti, della vangatura dei
campi. Ricordo con simpatia il modo in cui a proposito mio nonno mi indicava
gli impegni di questo mese nel simpatico e criptico vernacolo: “febbraio, la
terra è febbricitante!”. Già perché tutta la natura si mette in fermento nuovo
che sboccerà con irruenza nella primavera.
Vi siete mai messi nei panni della terra quando viene
vangata? Disturbata nel suo riposo, inverdita dai fili d’erba germogliati
spontaneamente, si ritrova ad essere “rivoltata” con la stessa immediatezza con
la quale rivoltiamo un calzino, con la forza e il ferro del trattore, creando
spaesamento in tutti i piccoli esseri che nella terra avevano trovato riparo
dal gelido inverno… Lo splendido paesaggio verde si trasforma in un ambiente
quasi lunare, brullo, scuro.
Per non parlare poi delle potature. Pensate: essere
tagliuzzati delle proprie parti, feriti a sangue, sgocciolanti di linfa, segati
da denti acuminati, deformati dal pensiero di un uomo che mi ringrazia in che
modo? Tagliando parte di me. Che esperienza dolorosa.
I contadini però, loro lo sanno bene. Arare la terra
significa permettergli la possibilità di essere riscaldata dal sole fino in
profondità, essere rinvigorita dall’ossigeno. E tutti quei vermetti che ne
abitano le profondità, svegliati dal sonno sono invogliati a rimettersi al
lavoro per rinnovare l’equilibrio dell’humus. Quanto guadagnerà in fertilità
una terra ben arata alle porte della primavera!
Per non parlare degli alberi, alleggeriti dalla pesantezza
degli anni, ripuliti da rami ormai poco produttivi, che succhiano linfa vitale
a scapito dei frutti venturi. Quanto bene porterà una buona potatura, che
produzione fruttifera di qualità.
Febbraio, il Papa lascia il ministero petrino!
Febbraio, il sistema politico italiano viene stravolto dal
voto!
Forse doloroso? Forse il panorama ora ci sembra più brullo?
Forse ci creano tristezza i grossi mucchi di potature che giacciono sotto gli
alberi come soldati caduti in guerra?
Non dovremmo essere così titubanti verso il futuro perché la
primavera è alle porte. Non possiamo che continuare a lavorare e dare alla
natura delle cose il suo tempo.
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