29 dic 2012

Caro Gesù bambino


Caro Gesù bambino,
è tanto tempo che non mi fermo a scriverti una letterina, ma per questo Natale ho deciso di riprendere questa sana abitudine.
Sta tranquillo… questa volta non ti chiederò né balocchi né dolcetti, ma vorrei chiacchierare un po’ con te nella speranza che almeno tu possa rispondermi!
Sai, sono ormai alcuni anni che passiamo la festa del tuo Natale nella crisi. Forse non ci crederai, ma almeno a me sembra di averci fatto l’abitudine; anzi forse non saprei più vivere un Natale senza crisi… da buon italiano c’ho fatto l’abitudine.
Il Natale ci fa tutti più buoni, riempie il cuore di grandi sentimenti, i doni poi, anche se piccoli è sempre piacevole scambiarseli. Per non parlare del presepe, io  amo preparare il presepe! L’odore della soffitta, gli scatoloni impolverati, i soliti piacevoli litigi con i bambini per fare a gara ad allestire il tutto. Come mi piace passeggiare per i boschi alla ricerca di ogni tipo di muschio… che bello fare il presepe!
A proposito del presepe… ti hanno informato delle ultime novità? Sembra che qualche Dirigente scolastico dal Nord al nostro Sud incominci a non sopportare più il presepe. Ho sentito dire che ci sono persino alcuni che hanno fatto ricorso al signor Ministro per risolvere l’annoso dilemma: il presepe turba e offende i bambini appartenenti ad altre culture o religioni. Così sono stati vietati!
Come  capisco questi Dirigenti, non arrabbiarti con loro perché hanno detto di avere intenti pedagogici. Quali? È vero che sei bambino, ma posso spiegarti tutto io? Vabbè… il presepe turba perché parla di una famiglia povera, ma tanto povera; una famiglia di immigrati, lontani dal loro Paese natio  per obbedire al capriccio di un governate tiranno. Il presepe parla di un bimbo, un insignificante bimbo che già dal grembo della sua mamma non trovava accoglienza da parte di nessuno. Il presepe parla di un parto avvenuto non in un ospedale, con tutte le cure del caso, ma in una stalla, tra lo sterco e il fieno degli animali. E chi si preoccupava di questo bambino oltre i suoi amorevoli genitori? Forse le autorità? No, sono semplici pastori, uomini soli e poveri, emarginati, lontani. Il presepe parla della vittoria della vita sull’egoismo, vittoria della semplicità sulla meschinità di chi ha e si rifiuta di condividere con chi è svantaggiato.
Secondo te la scuola potrebbe insegnare questi valori ai nostri figli? E come potremmo spiegare loro le guerre, i tanti bimbi che continuano a morire di fame, l’astio verso gli immigrati, la prepotenza e il ladrocinio di chi detiene il potere?
Meglio togliere i presepi dalle scuole, cancellare il tuo nome dalle canzoncine natalizie, scambiare la tua immagine col vecchio e caro Babbo Natale o con un angioletto che non turba e non mette domande nel cuore.
Ma nel nome di questa pedagogia non faremmo bene anche a trasformare il giorno del tuo Natale in un semplice giorno lavorativo come tutti gli altri? Infondo aumenteremmo la produttività del nostro Paese e faremmo felice il nostro Governo.
Caro Gesù bambino continua volerci bene, e se puoi esaudisci i nostri desideri migliori e… tanti auguri di buon compleanno!

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