27 nov 2009

È tempo di Indulgenze

Stavo curiosando nella polverosa libreria di don Pierino (pare che ami la lettura!?) e mi sono imbattuto in un libretto con una copertina paonazza e una scritta dorata dal titolo “Manuale delle Indulgenze”. Che sarà mai un’indulgenza?


Sono corso al mio amico fedele, il vocabolario e, per dirla in soldoni, ho scoperto che indulgenza significa “sconto”. Infatti da secoli la Chiesa usa fare vere e proprie cancellazioni delle pene connesse ai peccati che quotidianamente commettiamo. Cioè, quando compio un’azione malvagia commetto un peccato e questo peccato commesso mi procura anche una pena che dovrò espiare o con sacrifici e digiuni oppure con il Purgatorio. Insomma, il peccato lo devo confessare e poi devo espiare. L’indulgenza mi guadagna un vero e proprio sconto sulle pene che ho da espiare.

In realtà le indulgenze non sono un annullamento sic et simpliciter, perché la pena va espiata. La Chiesa custodisce un vero e proprio scrigno di opere buone, di penitenze in sovrappiù compiute dalla Vergine Maria e dai Santi di tutti i tempi e di lì attinge per espiare le colpe di coloro che ricevono il dono dell’indulgenza. Quindi è uno sconto fittizio, in realtà si paga e anche tutto!

Ora ho capito cosa significa essere indulgenti: non significa esser bonaccioni, ma venire incontro a chi si trova in difficoltà nei miei riguardi ed aiutarlo a riallacciare i rapporti sereni. Io perdono una parte del suo comportamento e lui mi rivolge delle piccole scuse. Così avviene che nell’atteggiamento indulgente c’è una parte di mio e una parte dell’altro.

Tutto ciò mi ha fatto venire in mente quel gran trambusto attorno al famoso “scudo fiscale”. Non capisco il perché di tutto questo scompiglio. Non si è mica parlato di indulgenza fiscale! Se così fosse innanzitutto bisognerebbe richiedere la confessione dell’evasore e non salvaguardare il suo anonimato e poi bisognerebbe impegnarlo a restituire allo Stato una piccola percentuale del maltolto. Il resto? Ebbene, quello dovrebbe accollarselo lo Stato. Il guadagno della faccenda sarebbe non tanto il 5% dell’evaso, quanto piuttosto che venga fatta giustizia verso tutti coloro che sono stati frodati e mettere in condizione l’evasore di non farlo mai più.

Tutto questo se fosse Indulgenza fiscale!

Invece è “scudo” cioè io non confesso un bel niente, ti pago un’inerzia rispetto a quanto frodato e di tutto quello che io devo alla collettività è lo Stato che lo esce di tasca sua (cioè la collettività stessa). Più protetto di così.!?Anzi, non dovrebbe allora essere chiamato “armatura” fiscale?

A ragione si dice che in Italia è stata inaugurata una nuova moralità: quella dove c’è chi paga due volte e chi non paga mai.



Il Chierichetto

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