Chissà quanti come me sono stanchi di sentir echeggiare sempre la stessa parola: Crisi. Dal telegiornale alla radio, dal blog ai giornali…persino dal parrucchiere!
Anche la Chiesa non si risparmia…sarà che va di moda! C’è la crisi della famiglia, la crisi della morale, la crisi politica, ma quella che più ci fa preoccupare è la crisi economica.
Banche che perdono capitali, finanziarie e assicurazioni che falliscono, potere d’acquisto ai minimi storici…
Possibile che questa sia una parola così oscura? Possibile che dire crisi significhi dire “è finita”?
Qualche tempo fa’ ascoltavo don Pierino tuonare durante la predica:« abbiamo dimenticato che significhi confessarsi. Nessuno più si accosta al sacramento della confessione. Ormai la confessione è un sacramento in crisi ». Dopo qualche settimana, a pochi giorni dal Natale, la chiesa era affollatissima. Una fila di gente, da far invidia allo sportello più trafficato delle Poste, tutti in coda al confessionale in attesa del proprio turno. Ad un tratto don Pierino, arrabbiato balzò fuori urlando: « Basta! Sono tre ore che confesso, ma tutti oggi dovevate venire? ». Credo che il suo problema sia uno solo: è un grande predicatore!??
Crisi deriva dal greco κρίσις (krìsis) e significa giudizio, decisione. Perciò avere una crisi significa, trovarsi in una situazione difficile, problematica, ma che ci dà la possibilità di guardare faccia a faccia il problema, poterci riflettere, ipotizzare delle soluzioni per prendere poi la giusta decisione. Trovarsi difronte ad una crisi significa trovarsi dinanzi alla possibilità di crescere, migliorare, fare un salto di qualità nel nostro quotidiano.
Non dobbiamo aver paura della crisi della famiglia urlando “al lupo, al lupo”, ma trovare il coraggio di fermarci seriamente a guardare negli occhi il problema, capirlo fino in fondo come parte di noi e poi prendere una decisione che garantisca il più ampio margine di bene per tutta la famiglia. Questo vale anche per i problemi etici, come la tanto discussa eutanasia: guardiamola diritta negli occhi, analizziamola nel profondo di tutto ciò che implica, non come semplice criterio, ma come applicazioni su esseri umani viventi. Solo allora prenderemo giuste decisioni in merito.
Infine, troviamo il coraggio di “ringraziare il cielo” per la crisi economica che attanaglia il globo terrestre. Oggi abbiamo la possibilità di trasformare la nostra economia globale, da esclusivista ad inclusiva di tutti gli abitanti della terra. Non più economia solo per chi è ricco, ma anche distribuzione equa della ricchezza per ogni cittadino del nostro villaggio globale.
Diciamolo ad alta voce: che bella la crisi!
Il Chierichetto
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