27 nov 2009

Che cos’è la Legge?

Negli ultimi tempi sembra che tutto verta attorno alla “giustizia” intesa come organo che si occupa del rispetto della legge. Il nostro panorama italiano è così immerso in questa realtà a tal punto che sui giornali e in TV non si sente altro che parlare di giustizia come il vero e grande problema del nostro Paese. Sembra che ogni due mesi circa dobbiamo avere “grande problema” da risolvere e che lo si possa risolvere promulgando una legge. Anche quando appaiono scompensi a livello politico tra i vari poteri dello Stato altro rimedio non v’è che fare una nuova legge. È possibile che la vita politica di un Paese sia fatta tutta e solo di ‘Leggi’?


Io, che di Legge ne capisco poco o nulla, a pelle, ho la sensazione che ci sia una distorsione sul valore da attribuire a tutto ciò che appartiene al codice regolamentatore di una Nazione.

Innanzitutto ho l’impressione che siamo di fronte alla personificazione della Legge. Mi spiego meglio.

Il regolamento, che è un insieme di parole scritte e pubblicate, ha caratteri quasi umani, sembra incarnarsi in un essere con braccia forti per operare, per attuare il suo pensiero, gambe lunghissime capaci di raggiungere chiunque e dovunque, ma la testa…, la testa mi sembra troppo piccola, incapace di andare al di là dell’idea che ha dato i natali a tutto il suo essere. Per non parlare del cuore: inesistente, a tal punto da trasformare questo essere umanoide in una realtà incapace di discernere. Pensiamo alla legge sull’immigrazione, oppure allo scudo fiscale o ancora ai tanti “lodi” tentati e mal riusciti. Cadono sul cittadino come spade di Damocle.

Ricordo di aver ascoltato una volta una affermazione che suonava in questo modo: << non è l’uomo per la legge, ma è la legge che è per l’uomo>>.

Dare per vero questo principio significa che, la nostra personificazione della legge è un tentativo di incarnare questo principio, ma con un grande difetto: che fine ha fatto l’uomo?

Questo interrogativo mi sorge dal momento in cui sento parlare di una legge che regolamenti la giustizia, quell’organo democratico (anche se non eletto direttamente dal popolo) che si occupa del rispetto della legge.

Non credo di aver capito bene di cosa parli questa legge, ma vivo un grande timore, cioè quello di cadere in un mondo dove tutto sia arrovellato da leggi così inestricabili, che di fronte ad una legge che vuole semplificare il tutto rischi che, per l’esemplificazione, si sacrifichi la Giustizia, intesa come equità per tutti e certezza di ottenere il rispetto dei propri diritti di fronte ad un nostro simile che i diritti degli altri li calpesta.

Io, da buon chierichetto, che di politica non capisce niente , voglio solo cercare Dio anche nelle leggi che regolano la mia vita ed ho scoperto che la migliore legge sotto la quale posso vivere con la certezza che non sia un umanoide, è governata dal principio della strumentalità della legge.

Allora la legge è lo strumento cioè solo la possibilità che ogni uomo ha di far crescere il bene comune, quel bene che non guarda il volto di nessuno, né il gonfiore del suo portafoglio e tanto mento il modo con cui ciascuno si inginocchia e prega Dio nel suo cuore. Il bene comune è il fine raggiungibile anche con la legge, lo strumento che, messo nelle mani dell’uomo non gode solo di forti braccia e lunghe gambe, ma di un cuore capace di discernere il bene e il male e una testa aperta anche all’idea contraria a quella che la stessa legge popone. Forse, solo così potremo vivere in un mondo dove la legge è per l’uomo, per tutti gli uomini.

Il Chierichetto

Nessun commento:

Posta un commento