A chi non è capitato di doversi sentire:« dai, fai un sacrificio! » oppure « dai… fai questo piccolo sacrificio per me! ».
La mia mamma spesso usa quest’arma a doppio taglio per costringermi a svolgere qualche lavoretto e io spesso acconsento!
Quello però, che mi ha mandato più su di giri è quando, la scorsa domenica, don Pierino dall’altare pontificava: « e ci sono da risistemare le aule del catechismo, bisogna comprare le sedie nuove, ed è per questo che a tutti chiedo un piccolo sacrificio!». Ci risiamo… rieccoci con la tattica del “senso di colpa”. E pensare che il sacrificio era ritenuta un’azione così importante. Sacrificare significa ‘rendere sacro’ , trasformare in “cosa sacra”.
Gli antichi ebrei avevano una grandissima considerazione del sacrificare a Dio. Essi ne conoscevano numerose tipologie tra cui la più importante era l’ “olocausto”(in ebraico ‘olâh). Esso consisteva nella combustione della vittima sacrificale senza che ne rimanesse nulla, mentre il sangue veniva versato attorno all’altare.
All’inizio questa cosa mi è sembrata orribile, ma poi studiandoci su ho scoperto che per un ebreo il suo animale era la cosa più importante dopo un figlio. Offrire uno dei migliori di questi animali era quasi come se l’ebreo offrisse se stesso a Dio.
Ogni hanno commemoriamo lo scempio umano della “Shoah”! Come poter dimenticare? Come poter giustificare tali atti di crudeltà gratuita? Come poter affermare la falsità storica di un sì tale passato? Non si può fare questo senza essere in qualche modo complici.
Io ho sempre tremato e riflettuto davanti tale tragedia, ma oggi ho scoperto una barbarie in più: molti ebrei sono stati oscenamente uccisi con il gesto che per la loro storia era il più sacro: l’olocausto.
Nessun Dio può aver mai gradito una simile offerta, nessun Dio può giustificare ennesime morti, nuovi stermini. Nessun Dio può ritenere sante le uccisioni di Gaza, né quelle afgane o irachene. No, Dio non sorride davanti all’uomo che muore perché uccidere un uomo significa mettere a morte Colui che ha creato l’umanità simile a sé, parte di sè stesso. L’omicidio non è un sacrificio, ma un vero è proprio “Deicidio”.
Il Cherichetto
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