Spesso ho l’occasione di salire sul campanile della chiesa. Don Pierino mi ci porta spesso, non per farmi ammirare il panorama, no di certo! Mi tocca salir lassù per spazzare tutto quello che i colombi lasciano qua e là. Eppure basta affacciarmi da una feritoia per ritrovarmi in un altro mondo.
L’altro giorno ho visto qualcosa che mi ha lasciato molto perplesso: ho visto una società che ha paura della morte. Come – mi chiederete – paura della morte? Ma se noi siamo tra le società della storia più longeve?! Ma se noi la morte l’affrontiamo?!
Certo, noi la morte l’affrontiamo, ma non la vinciamo. Guardiamo il caso dell’eutanasia… di coraggioso secondo me vi è ben poco. È come se siamo consapevoli di dover perdere la guerra e invece di combattere fino all’ultimo, ci lasciamo martoriare dal nemico senza reagire. Il caso dell’accanimento terapeutico è anch’esso un falso coraggio. Ci illudiamo di combattere, sfidiamo la morte come se fossimo tra i più valorosi.
Ho visto una società che ama il verbo “preservarsi”. Desideriamo preservarci nei riguardi delle malattie, ci preserviamo dalle relazioni profonde con altre persone, ci preserviamo dal tendere il nostro aiuto a chi è in difficoltà con la paura di rimanervene legati. Insomma, una società del preservativo.
Ho visto anche la società del delirio dell’onnipotenza poiché riteniamo di poter controllare ogni cosa, le stagioni, i cambiamenti climatici, le maree, la forma del nostro territorio, e pretendiamo di chiamare tutto con il nome di “progresso”. Pensiamo che il ponte sullo stretto ci sia indispensabile, e tutte le famiglie che cadono in povertà le lasciamo con pochi spiccioli. Non vi sembra una società del regresso?
Meno male che una volta l’anno giunge a noi la festa di Pasqua.
Il mondo intero vi vede il tempo della rinascita, la vittoria sul silenzio invernale, sul grigiore di una natura addormentata e spoglia.
Per altri è l’inizio del nuovo anno, il punto di partenza che ha per signore non l’uomo, ma tutto ciò che lo circonda.
I cristiani infine, vedono la vittoria contro ogni paura, contro ogni sofferenza che pone l’uomo non al disopra della creazione, ma nel cuore di tutto il creato.
Per fortuna che viene la Pasqua. È l’occasione giusta per ricordare a noi stessi la gioia della nostra esistenza che è fatta di festosità e tristezza, benessere e sofferenza, pace e guerra, vita e morte e poi…. ancora vita!
Oggi mi sono riaffacciato alla finestra del campanile, ho infilato la testa nella feritoia e ho sognato questa società pasquale.
Il Chierichetto
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