3 set 2013

Ricetta per essere umili

Il mese di settembre, per noi fortunati del Sud, è un prolungamento piacevole dell’estate. Il clima favorevole, il mare limpido e non più affollato ci danno la possibilità di vivere in una sorta di “limbo” vacanziero del quale conviene approfittare.
Così, per ultimare la messa a punto del nostro essere ne quotidiano familiare e lavorativo, nutriamo lo spirito con tanta umiltà.
Nel sentire comune l’umiltà è sinonimo di debolezza.
Io penso che essa sia la vera medicina di cui abbiamo bisogno. Spesso pensiamo di essere nel giusto, che il nostro lavoro sia sempre ben fatto, che le scelte siano giuste, che i rimproveri inflitti ai propri figli siano sacrosanti, che il mio capo sia sempre uno stolto o il mio inferiore un nullafacente. Siamo malati di super Io, malati di un personalismo esasperato all’egocentrismo.
Anche la politica e l’economia vivono dello stesso male: la destra ha sempre ragiona la sinistra torto e il contrario; se io guadagno e molto non deve importare a nessuno e non ho obblighi per nessuno.
E come non pensare alla situazione siriana: siamo un Occidente malato, incapace di mettersi in dialogo, pronti solo a mostrare i muscoli al bullo di turno.
Umile è il maestro che siede accanto all’alunno in difficoltà, il genitore che sa imparare dai propri figli e chiedere perdono per un rimprovero esagerato, il dirigente che guarda il suo lavoratore prima come uomo e poi come dipendente, il lavoratore che si immedesima nel peso che le spalle di un capo devono sopportare. Umile è un prete che ti ascolta anche fuori dal confessionale, un fedele che comprende la solitudine che spesso avvolge il suo pastore, un marito che dopo una giornata di lavoro si ferma a lavare i piatti della cena.
Umile è un mondo che mette al primo posto la pace!
Il cristianesimo è la religione dell’umiltà (anche se spesso non lo dimostra) il Cristo è il Dio che non impone la sua superiorità per essenza e sostanza, ma assume fattezze di creatura in pieno, morte inclusa.
Umiltà è sinonimo di condivisione: io sussisto solo in relazione agli altri.
Poveri, umili, puri… motore rinnovato! Ora non resta che riprendere la corsa.

Buon percorso.

Ricetta per essere puri di cuore

Carissimi, l’impegno di questa estate è quello di rinvigorire lo spirito oltre che il corpo.  Abbiamo colto l’importanza di lasciare ogni cosa ci impedisca di trovare la pace nel cuore.
Questa volta nel nostro ritiro immaginario, nella solitudine di qualche ora delle nostre vacanze vi propongo di impegnarci nella purezza del cuore.
Un cuore povero non può non essere anche puro… ma cosa significa?
Per purezza molti intendono una categoria morale, priva di quelli che si chiamano peccati. In realtà questa è definizione troppo lontana dal vero.
Io penso che la purezza è quella incarnata da un fiore bianco. Pensate alla leggerezza che esso esprime, alla nobiltà del suo portamento insieme alla luminosità che produce. Per purezza intendo quella espressa da un bambino, che non è immune dall’errore, eppure agisce senza doppiezza e secondi fini. La purezza mi spinge a pensare all’aria di montagna, fresca, penetrante, impalpabile eppure con tutto il peso che si fa sentire.
Se penso di essere una foglia verde, lucida di rugiada, che offre riparo ad una farfalla leggiadra, che trasforma cattiva anidride carbonica in puro ossigeno, che abbellisce un vetusto albero scuro, sono pieno di me; eppure se fossi puro di cuore la prima cosa che penserei di me è di essere una foglia in una foresta pluviale.
E  se fossi una goccia d’acqua godrei della mia trasparenza, della frescura che potrei arrecare, della sete che posso saziare, della vita che posso donare; eppure il mio valore sarebbe più nobile di tutti i miei pregi se fossi consapevole di essere una delle miliardi e miliardi di gocce che compongono il grande oceano.

Sarò puro di cuore se consapevole di essere unico fra unici, necessario con indispensabili, primo fra pari; e se mi ricorderò di amare allora il mio cuore sarà pronto a far rilucere il buio.

Ricetta per essere poveri

Immancabile anche quest’anno l’appuntamento con l’estate. Pensate come riusciremmo ad affrontare un intero anno lavorativo se no disponessimo di un tempo tutto dedicato a noi, al nostro relax. Infondo siamo come una macchina per la quale inesorabile giunge il momento del tagliando… la si porta dal meccanico e lì ferma, vi resta per almeno due giorni!
Credo però, che non dovremmo trascurare un particolare tutto umano della cosa: non siamo macchine, dotate di un solo apparato esterno (il corpo), ma esseri umani e come tali abbiamo un mondo interiore spesso vasto e complesso più del corpo, che dimentichiamo di curare e far risposare.
A questo proposito mi vengono in mente tre espressioni su cui mi piacerebbe soffermarmi in vostra compagnia: poveri, puri, miti. Prendetela come una delle tante ricette per l’estate!
Un aspetto del quale nutrire il proprio mondo interiore è quello della povertà. Non a caso uno dei segreti per la migliore disintossicazione è il digiuno.
Oggi vi propongo il digiuno interiore inteso come abbandono di tutto il superfluo. Ma cosa intendere per superfluo? Per capirlo abbiamo bisogno di:
1.       Una stanza o luogo appartato
2.       Un’oretta di silenzio
3.       Carta e penna.
Raggiunto il  nostro posto ideale spegniamo telefonino, sfiliamoci l’orologio dal polso e pensiamo a tutto quello che ci piace insieme a quello che non ci piace. Proseguiamo nel riflettere su tutto quello che possediamo e quello che vorremmo possedere. Infine pensiamo a tutti i nostri legami affettivi presenti e passati… mi raccomando ad annotarvi tutto!
Negli ultimi dieci minuti divertitevi a creare una scaletta valoriale partendo da ciò che ritenente più importante e ciò che lo ritenete meno. Fate questo con cura e sincerità.
Alla fine avrete scoperto che cos’è per voi il superfluo… tutto ciò che sta dalla posizione numero cinque in avanti è il vostro superfluo.

In realtà il lavoraccio inizia ora. Cercate ogni giorno di mettere in pratica le vostre cinque essenzialità sempre al primo posto in ogni azione giornaliera, abbandonate il resto e diventerete poveri, scevri dell’inutile, uomini e donne beati poiché poveri in spirito. Auguri!