Credo che gli sbalzi della nostra economia siano l’occasione
propizia per riaffermare la povertà non come piaga sociale, ma come valore. Il cristianesimo infatti, ha
fatto della povertà un punto cardine del suo insegnamento. Dalle beatitudini,
passando per i racconti degli Atti degli Apostoli fino ad arrivare a Francesco
d’Assisi, madre Teresa di Calcutta e tanti altri ancora.
Oggi ci chiederemmo: come si fa’ a ritenere la povertà un
valore? Cosa significa per un cristiano definirsi povero? Le immagini dei
grandi santi già citati potrebbero rispondere ampiamente; invece vorrei
soffermami solo su due dati. La povertà per il cristiano si declina assieme a “provvidenza” e “condivisione”.
Tutti abbiamo chiaro il significato della parola “condividere”:
divedere i propri beni distribuendoli fra tutti secondo il bisogno. Non fare
fra tutti parti uguali, ma dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno. Significa
mettere a disposizione una auto a chi lavora a 100 km da casa dal momento in
cui io lavoro a soli 2 km dalla mia abitazione! Significa dare tre porzioni di
carne rossa a settimana a chi soffre di anemia sottraendolo a me che godo di
ottima salute e limitandomi a mangiarla solo una volta a settimana.
Vi sembra una visione utopica? Forse potrebbe apparire così,
ma nella storia abbiamo visto sorgere strutture comunitarie come queste e
vivere serenamente. Gli stessi animali ci sono da esempio. Pensate alle piccole
api capaci di produrre qualcosa che l’uomo oggi non è ancora capace di saper
riprodurre: il miele. Eppure nell’alveare sembra che esistono api che sgobbano
dal mattino alla sera (il fuco) e api che invece vivono di dolce far niente
(ape regina). E tutti, secondo necessità ricevono il nutrimento. Non ci sono
affamati nell’alveare né indigenti.
Possibile che gli
insetti siano capaci di un sistema
sociale più alto di quello umano?
“Provvidenza”, è qui che il tasto diventa sensibile!
Nell’accezione cristiana significa lavorare, impegnarsi nel massimo delle
proprie possibilità, ma con un fine solo: lavorare per testimoniare il Vangelo.
Non solo come missionari, preti e suore, ma come papà, mamme, figli, operai,
educatori… e cosa cambia?
Beh, nell’ottica del cristiano significa chiedere a Dio di
ricevere dalla sua mano ciò di cui si ha bisogno: - ho lavorato come un matto
oggi, ma ho guadagnato solo una pagnotta… in casa siamo cinque, come fare
Signore? Dacci il nostro pane quotidiano! – e quel cuore che si è affidato alla
provvidenza di Dio in modo a lui inspiegabile riceve le quattro pagnotte
mancanti.
Vi sembrerà fantascientifico o come minimo fideistico, ma io
lo definirei cristiano! Ci sono testimonianze storiche di piccoli uomini che
hanno edificato opere immense vive tutt’oggi e solo con la Provvidenza. Penso
al Cottolengo di Torino o alle tante case delle missionarie della Carità sparse
nel mondo, alla società familiare di Nomadelfia… e si potrebbe continuare all’infinito
nell’elencarle.
Condivisione e Provvidenza sono i punti di forza che
differenziano il cristianesimo dalle ideologie socialiste o populiste, e la
Chiesa ha sempre protetto e incoraggiato tali sistemi nella storia.
Sapete cosa mi piacerebbe oggi: che la Chiesa continui in
questa sua profezia, sia testimone incrollabile e incorruttibile di povertà,
insegni a condividere condividendo con tutti, lavorando per il Regno di Dio si
affidi in tutto a Lui chiudendo occhi e mani ai forti poteri della società
civile. Esiste una Chiesa così profetica e mi piacerebbe che anche voi la
possiate conoscere come io l’ho conosciuta e continuo a sperimentarla ogni
giorno in tanti uomini di buona volontà.
F.M.
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