Il mese di dicembre è per eccellenza il sinonimo del Natale, e Natale è quasi sempre sinonimo di giocattoli!
Tutti, tra grandi e piccini, sono alle prese con ciò che riguarda il gioco. Sentivo che, anche il mio caro don Pierino ci invitava durante la messa, a procurare giocattoli per i bimbi del nostro quartiere che appartengono ormai ad una categoria sempre più in espansione fra le famiglie italiane: quella della povertà.
La dirompente crisi economica ha ridotto in maniera considerevole la qualità di vita di tantissime famiglie che, se prima vivevano dignitosamente, oggi hanno un ISEE decisamente sotto un livello definito accettabile. Il nostro Governo è frattanto occupato a litigi interni, dicerie su festini notturni di politici che oggi come non mai ci vengono presentati più come vip TV che non come statisti.
Eppure rievocare al nostro cuore il gioco ci sembra portare un filo di luce nell’oscurità quotidiana. Perché non riappropriarcene tutti dai più piccoli ai più grandi? Non scandalizzatevi se in questo tempo di ristrettezze, di vacche magre, di giorni bui voglio invitare voi e me a giocare e vi dimostro il perché.
Innanzitutto il gioco è “maestro di regole”. Non esiste gioco che non contempli almeno una regola tale da insegnare (e spesso anche ad obbligare) ogni partecipante ad aderirvi per potervi partecipare. In secondo luogo il gioco è “terapeutico” perché con il suo mondo speciale, le sue regole esclusive, le sue finalità proprie ci obbliga ad uscire dagli schemi oscurantisti della nostra quotidianità per inserirci in una realtà dove la gratuità dell’azione e il senso di liberazione ne fanno da padrone. Il gioco è per questo una “palestra di libertà”, dove poterci esperie fluidi, evasi dal potere che la routine del quotidiano esercita su di noi. Con la sua realtà alternativa il gioco è capace di educarci e al tempo stesso renderci quelle energie necessarie per il ritorno alle cose di ogni giorno.
È dicembre, il Natale ormai alle porte, quest’anno dedichiamoci al gioco, ma non al solitario o al videogioco, ma a quei giochi dove poter incontrare qualcun altro, magari i nostri figli abbandonati a se stessi, per i quali, tornati dal lavoro, spesso abbiamo solo un flebile ‘ciao’; dedichiamolo a fratelli e sorelle che per le incombenze ordinarie non ascoltiamo scoprendo magari i loro desideri, i loro problemi, le loro attese; dedichiamo il nostro gioco agli anziani della nostra famiglia o a quelli che vivono nella solitudine la fine della loro vita ne gli ospizi, luoghi che esprimo per eccellenza la mancanza di tempo che attanaglia la nostra vita; dedichiamolo a quel vicino di casa, che magari abita al nostro pianerottolo da mesi o anni e del quale non conosciamo il nome; dedichiamolo a noi stessi certi che non sprecheremo tempo, ma lo doneremo a noi e a tutti quelli che occupano un posto nei nostri cuori.
Il gioco, invenzione dei bambini, per i bambini… riuscissimo ad imitare la libertà dei piccoli… potremmo trasformare la nostra società in un gioco infinito. Buon Natale a tutti e buon gioco!
Il Chierichetto
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