28 giu 2010

A proposito di Mondiali…

Vorrei tanto parlavi di calcio. A dire il vero l’argomento non mi appassiona molto, ma i mondiali sono sempre i mondiali. Essi hanno quel ‘non so che’ tale da renderli particolarmente fascinosi.


Sarà per questo che tutti ci facciamo ammaliare da tale evento sportivo fino a identificarci interamente con la squadra. Nazione = ‘Nazionale’ e pertanto fa’ Italia.

Eppure con grande rammarico ho assistito a scene di ingiurie e insulti nei confronti di quei giocatori che poco fa definivo ‘specchio’ della nostra Nazione. Fino a quando vincono sono nostri modelli, ma quando perdono non meritano nemmeno di fregiarsi di quell’ azzurro che è marchio di italianità doc.

Io credo invece, che anche nel perdere questo evento sportivo la Nazionale continui a mostrare lo specchio di una nazione che si involve socialmente. Una Nazione che manifesta sempre più palesemente la sua incapacità di accettare l’altro, il diverso, colui che pur se perdente è un uomo che merita rispetto poiché uomo. Non sto parlando di filantropia gratuita, ma di umanesimo. Già la patria dell’Umanesimo pian piano sta lasciando spazio alla cultura del disumano, dove è possibile offendere, ingiuriare, calunniare per il gusto del pettegolezzo e nel peggior dei casi per affondare l’altro. L’Italia, dalla patria del “volemose bene” alla cultura dell’ ”homo homini lupus” (uomo lupo per l’altro uomo).

Vorrei tanto dire grazie alla Nazionale: grazie perché ha deciso di rappresentarci davanti al mondo, grazie perché non protesta rumorosamente contro chi l’ingiuria, grazie perché ci ha dato l’opportunità di poterci guardare dentro, come in uno specchio e scoprire ciò che non va in noi.

So benissimo che mentre leggi queste righe tu stia pensando all’esagerazione di un chierichetto bigotto, in realtà posso essere anche un amico che ti vuole bene e, come un vero amico, ti aiuta a tirar fuori da te le cose buone e aiutarti a liberarti di quelle cattive.

Amiamo l’Italia e con essa tutti coloro che li abitano, non ingiuriamoci vicendevolmente, non cerchiamo la morte dell’altro perché senza l’altro saremmo morti anche noi. La vera realizzazione dell’uomo e la società e la giusta società la fa’ ciascuno di noi. Risvoltiamoci le maniche e prendiamoci a cuore le gioie e le miserie altrui. Condividendo costruiremo un futuro migliore.



Il Chierichetto

18 mag 2010

La pecorella smarrita

Educare risulta una cosa complessa e gravosa. A volte non si comprende a chi tocchi essere educato oppure chi ha bisogno di ricevere educazione. Attenti, non sto parlando mica di “bon ton”! quando parlo di educazione mi riferisco alla capacità di tirar fuori dalla persona tutto ciò che la rende tale, cioè essere umano.

Allora la pensate come me? Già, tutti abbiamo bisogno di essere educati e tutti siamo chiamati ad educare .

Mi chiedo però, perché il mio caro don Pierino questo non lo voglia capire. Qualche giorno fa’ l’ho intravisto sbraitare contro un ragazzino che a dire il vero chiamarlo discolo è molto poco, e concludere la sua sfuriata cacciandolo definitivamente e intimandogli di non avvicinarsi più alla chiesa. Aveva proprio perso le staffe!

Eppure, alcuni minuti dopo, sale al presbiterio per la messa e nella sua predica parla di orfani spiegando che Gesù, ascendendo al cielo non ci lascia orfani e che nessuno, nella comunità cristiana deve sentirsi orfano perché lì, nel parroco, nel fratello trova Gesù che lo accoglie e mai lo abbandona.

Io ho pensato:<< e quel monellaccio di Alessandro (cos’ì si chiama il discolo!)? >> ora che non può più avvicinarsi alla chiesa, è orfano? Lui non ha più un parroco e nemmeno un fratello e nemmeno una comunità cristiana! Chissà se don Pierino mentre predicava ha pensato ad Alessandro!

Educare è una cosa grossa… nessuno si può permettere di escludere, di allontanare di chiudere gli occhi davanti ad una persona avviluppata in se stessa che non è capace di far trasparire tutta la beltà di essere uomo. Siamo educatori colpevoli nel momento in cui cacciamo da noi chi invece ha bisogno di aiuto, siamo giardinieri incompetenti quando vediamo un albero che a fatica produce frutti e invece di concentrare su di lui le nostre attenzioni con la potatura, la concimazione ecc. decidiamo di tagliarlo e darlo al fuoco!

Impariamo ad indignarci di fronte all’esclusionismo! Il male non va allontanato da noi stessi, ma va tramutato in bene e nessuno può sentirsi autorizzato ad escludersi da questo processo perché altrimenti creeremmo nella nostra società la possibilità di avere uomini ‘non-uomini’, di avere cittadini ‘non-cittadini’, cristiani ‘non-cristiani’. Diventeremmo tutti colpevoli di un inquinamento tale da trasformare la nostra civiltà in ‘inciviltà’. È questa l’emergenza educativa che stiamo vivendo nel nostro oggi.

Il ladro non annientiamolo, educhiamolo! L’evasore di tasse non annulliamolo, educhiamolo! Il pedofilo non condanniamolo a morte, educhiamolo! Anche il discolo Alessandro non cacciamolo dalle nostre famiglie, dalle nostre parrocchie, dalle nostre città, ma educhiamolo!

Ricordate tutti quel Pastore che abbandonò il suo gregge di novantanove pecore per cercare quell’unica perduta? E secondo voi perché s’era perduta? Perché non era una pecora in pienezza. Quel Pastore l’aveva capito e per amore di quella pecora ‘non-pecora’ è corso a cercarla riportandola nel gregge sulle sue spalle.

Ricordiamoci che educare è sinonimo di “AMARE”. Operiamo nella nostra civiltà la rivoluzione dell’amore.


Il Chierichetto