Vorrei tanto parlavi di calcio. A dire il vero l’argomento non mi appassiona molto, ma i mondiali sono sempre i mondiali. Essi hanno quel ‘non so che’ tale da renderli particolarmente fascinosi.
Sarà per questo che tutti ci facciamo ammaliare da tale evento sportivo fino a identificarci interamente con la squadra. Nazione = ‘Nazionale’ e pertanto fa’ Italia.
Eppure con grande rammarico ho assistito a scene di ingiurie e insulti nei confronti di quei giocatori che poco fa definivo ‘specchio’ della nostra Nazione. Fino a quando vincono sono nostri modelli, ma quando perdono non meritano nemmeno di fregiarsi di quell’ azzurro che è marchio di italianità doc.
Io credo invece, che anche nel perdere questo evento sportivo la Nazionale continui a mostrare lo specchio di una nazione che si involve socialmente. Una Nazione che manifesta sempre più palesemente la sua incapacità di accettare l’altro, il diverso, colui che pur se perdente è un uomo che merita rispetto poiché uomo. Non sto parlando di filantropia gratuita, ma di umanesimo. Già la patria dell’Umanesimo pian piano sta lasciando spazio alla cultura del disumano, dove è possibile offendere, ingiuriare, calunniare per il gusto del pettegolezzo e nel peggior dei casi per affondare l’altro. L’Italia, dalla patria del “volemose bene” alla cultura dell’ ”homo homini lupus” (uomo lupo per l’altro uomo).
Vorrei tanto dire grazie alla Nazionale: grazie perché ha deciso di rappresentarci davanti al mondo, grazie perché non protesta rumorosamente contro chi l’ingiuria, grazie perché ci ha dato l’opportunità di poterci guardare dentro, come in uno specchio e scoprire ciò che non va in noi.
So benissimo che mentre leggi queste righe tu stia pensando all’esagerazione di un chierichetto bigotto, in realtà posso essere anche un amico che ti vuole bene e, come un vero amico, ti aiuta a tirar fuori da te le cose buone e aiutarti a liberarti di quelle cattive.
Amiamo l’Italia e con essa tutti coloro che li abitano, non ingiuriamoci vicendevolmente, non cerchiamo la morte dell’altro perché senza l’altro saremmo morti anche noi. La vera realizzazione dell’uomo e la società e la giusta società la fa’ ciascuno di noi. Risvoltiamoci le maniche e prendiamoci a cuore le gioie e le miserie altrui. Condividendo costruiremo un futuro migliore.
Il Chierichetto
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