Con il mese di settembre le vacanze dei più volgono al
termine. Molti saranno i ricordi che ci porteremo nel cuore, ma più di tutti
farà da padrone il sentimento della malinconia. Già, perché ci mancheranno
quelle situazioni vissute, gli ambienti conosciuti, la distensione guadagnata
ecc. tutto ci porterà poi a sognare le vacanze che verranno.
Eppure, se ci pensiamo bene, ogni settimana ha con sé un
momento di pausa… la domenica.
Forse vi sembrerò banale, ma ho l’impressione che la
festività del giorno domenicale non sia poi così scontato. Sono tantissime le
attività lavorative che perdurano per tutta la settimana, che con il mito della
produttività e del mercato, inseguono i guadagni nel giorno della festa. Chiacchierando
con amici del nord Italia, sono venuto a conoscenza che l’attività tipica della
domenica è il Centro Commerciale. La domenica diventa sempre più il giorno
della “spesa”, dello shopping, che vede tantissime famiglie affollare i centri
commerciali del Paese gironzolando per reparti, scaffali, offerte e promozioni
varie…
Di contro, ci siamo mai chiesti quante famiglie vedono annullarsi
la pausa settimanale per il mito dello “Shopper Day”? Ci è mai balenato per la
mente che perché io spenda di domenica, c’è qualcun altro che deve lavorare per
me? La domenica diventa così da giorno di riposo a giorno di stress continuato
per chi spende e chi fa spendere. E il riposo? Lo svago? Il tempo dedicato alle
relazioni familiari? Ai nostri figli? Ai nostri partner? Tutto cade nel vuoto e
la famiglia perde sempre più della sua identità.
Qualcuno è molto preoccupato per le nuove teorie del Gender,
altri per le paventate politiche in vista di coppie di conviventi, mentre
nessuno, o quasi, sembra accorgersi che lo sgretolamento dell’identità della
famiglia serpeggia da anni nelle nostre vite e sempre più subdolo si intrufola
nel nome dell’unico dio moderno, il dio “denaro”, il dio “mercato”.
Lo stesso mondo del lavoro ha perso il fine del
sostentamento della propria famiglia per divenire servo del profitto(altrui).
Mi vengono in mente le tantissime donne, mogli e madri che sono costrette in
questi giorni ad abbandonare, si capite bene, abbandonare le proprie famiglie
per rincorrere il contratto a tempo indeterminato nel mondo della scuola. Alla
riforma il grande merito di assumere nuovi docenti, ma va fatta l’accusa più
grande di essere una ennesima manovra subdola che distrugge l’unità fisica e
morale del nucleo familiari. E la mobilità nelle altre forme lavorative previste
dalle nuove norme sul lavoro cammina sempre in questa direzione. Insomma:
stiamo denuclearizzando la famiglia. Questa è la politica familiare del
mercato: produrre (non a caso uso questo termine) uomini e donne che spendano
(per l’arricchimento di pochi) e che impegnino tutte le loro forze in questo
scopo a discapito di ogni altro tempo impegnato per le relazioni umani
disinteressate, per il bene gratuito verso di sé e verso chi ci sta accanto.
Stiamo perdendo la domenica, non solo come giorno della
settimana, ma anche come luogo della gratuità donata.
Nel 304 d.C. sotto le persecuzioni di Diocleziano, a
quarantanove uomini e donne di Abitene venne chiesto di rinunciare alla
domenica e al loro riunirsi in Chiesa per l’Eucarestia. Furono uccisi perché
risposero: Sine dominico non possumus , senza la domenica non possiamo vivere.
Capite? Si sono fatti uccidere per salvare il luogo festivo
che coincideva per loro nel cuore della propria fede, cioè la celebrazione
della mensa eucaristica.
E noi? Credenti o meno, ci stiamo lasciando depauperare del
senso proprio della nostra relazione familiare.
Sarebbe bello avere pro e contro gender, conviventi o
sposati, uniti nel difendere la libertà di poter avere il “tempo” per
continuare a costruire le nostre relazioni senza altro fine se non quello di
vivere insieme.

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