3 ott 2015

Senza la domenica non possiamo vivere


Con il mese di settembre le vacanze dei più volgono al termine. Molti saranno i ricordi che ci porteremo nel cuore, ma più di tutti farà da padrone il sentimento della malinconia. Già, perché ci mancheranno quelle situazioni vissute, gli ambienti conosciuti, la distensione guadagnata ecc. tutto ci porterà poi a sognare le vacanze che verranno.
Eppure, se ci pensiamo bene, ogni settimana ha con sé un momento di pausa… la domenica.
Forse vi sembrerò banale, ma ho l’impressione che la festività del giorno domenicale non sia poi così scontato. Sono tantissime le attività lavorative che perdurano per tutta la settimana, che con il mito della produttività e del mercato, inseguono i guadagni nel giorno della festa. Chiacchierando con amici del nord Italia, sono venuto a conoscenza che l’attività tipica della domenica è il Centro Commerciale. La domenica diventa sempre più il giorno della “spesa”, dello shopping, che vede tantissime famiglie affollare i centri commerciali del Paese gironzolando per reparti, scaffali, offerte e promozioni varie…
Di contro, ci siamo mai chiesti quante famiglie vedono annullarsi la pausa settimanale per il mito dello “Shopper Day”? Ci è mai balenato per la mente che perché io spenda di domenica, c’è qualcun altro che deve lavorare per me? La domenica diventa così da giorno di riposo a giorno di stress continuato per chi spende e chi fa spendere. E il riposo? Lo svago? Il tempo dedicato alle relazioni familiari? Ai nostri figli? Ai nostri partner? Tutto cade nel vuoto e la famiglia perde sempre più della sua identità.
Qualcuno è molto preoccupato per le nuove teorie del Gender, altri per le paventate politiche in vista di coppie di conviventi, mentre nessuno, o quasi, sembra accorgersi che lo sgretolamento dell’identità della famiglia serpeggia da anni nelle nostre vite e sempre più subdolo si intrufola nel nome dell’unico dio moderno, il dio “denaro”, il dio “mercato”.
Lo stesso mondo del lavoro ha perso il fine del sostentamento della propria famiglia per divenire servo del profitto(altrui). Mi vengono in mente le tantissime donne, mogli e madri che sono costrette in questi giorni ad abbandonare, si capite bene, abbandonare le proprie famiglie per rincorrere il contratto a tempo indeterminato nel mondo della scuola. Alla riforma il grande merito di assumere nuovi docenti, ma va fatta l’accusa più grande di essere una ennesima manovra subdola che distrugge l’unità fisica e morale del nucleo familiari. E la mobilità nelle altre forme lavorative previste dalle nuove norme sul lavoro cammina sempre in questa direzione. Insomma: stiamo denuclearizzando la famiglia. Questa è la politica familiare del mercato: produrre (non a caso uso questo termine) uomini e donne che spendano (per l’arricchimento di pochi) e che impegnino tutte le loro forze in questo scopo a discapito di ogni altro tempo impegnato per le relazioni umani disinteressate, per il bene gratuito verso di sé e verso chi ci sta accanto.
Stiamo perdendo la domenica, non solo come giorno della settimana, ma anche come luogo della gratuità donata.
Nel 304 d.C. sotto le persecuzioni di Diocleziano, a quarantanove uomini e donne di Abitene venne chiesto di rinunciare alla domenica e al loro riunirsi in Chiesa per l’Eucarestia. Furono uccisi perché risposero: Sine dominico non possumus , senza la domenica non possiamo vivere.
Capite? Si sono fatti uccidere per salvare il luogo festivo che coincideva per loro nel cuore della propria fede, cioè la celebrazione della mensa eucaristica.
E noi? Credenti o meno, ci stiamo lasciando depauperare del senso proprio della nostra relazione familiare.

Sarebbe bello avere pro e contro gender, conviventi o sposati, uniti nel difendere la libertà di poter avere il “tempo” per continuare a costruire le nostre relazioni senza altro fine se non quello di vivere insieme.

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