è tanto tempo che non ci vediamo! Prima di partire per le
vacanze estive avevo il desiderio di risentirti e di poter sfogare tutte le mie
difficoltà con te, uomo e prete sempre pronto all’ascolto e alla comprensione.
Infondo anche tu sei un educatore e condividi con me questa
fatica ricca di soddisfazioni, ma anche insidiosa. Leggevo su alcuni giornali
della conclusione dell’a.s. di una scuola primaria dove in prima classe vi
erano state sei bocciature.
Mai come questa volta mi sono sentito chiamato in causa da
una notizia essendo io maestro di scuola e per di più maestro di campagna!
Parto da una considerazione che mi è risuonata nella testa
per tutto l’inverno e che così: “ridateci
la scuola”! La scuola è stata sempre più espropriata ai cittadini per far
posto alla corrente di pensiero o di portafoglio del primo Ministro che passava.
In questo ultimo anno si è fatto di tutto e ognuno si è preso la briga di
chiamare il suo intervento con il nome di “riforma”, ma alla fine nessuno ha
voluto riformare la scuola.
Qualcuno lamentava le troppe figure di insegnanti, proponendo
a panacea di ogni male il ritorno al maestro unico. Si pensa che così facendo si possono dare agli
alunni punti di riferimento stabili e basi culturali solide. Peccato che questo
appaia più come un modo per fare risparmio che non come un nuovo modello
educativo. Se dobbiamo dirla tutta, per
come sono oggi i nostri ragazzi questa poliedricità delle figure formative, se
ben usata da educatori maturi e responsabili, può solo portare buoni frutti.
Il vero problema invece, è l’aver trasformato il mondo della
scuola in una macchina sempre più burocratica dove gli insegnanti sono chiamati
a dover dare molto del tempo lavorativo a tutto ciò che non è educazione.
Qualche volta ho provato a calcolare quanto tempo dedico agli alunni rispetto a
quello delle varie burocrazie giornaliere da portare avanti… sono rimasto scosso nell’osservare che quasi
il 40% del mio lavoro è fatto di carte e non di persone.
Il collegio docenti poi… tutto fa’ tranne che parlare di
didattica. Si discute di progetti, soldi che non ci sono, soldi che
servirebbero, soldi da recuperare attraverso iniziative dalle più dipsarate. Pensa
che l’80% delle delibere collegiali, sotto sotto, hanno come fine il denaro.
Nella mia scuola di campagna quest’anno eravamo in tre
insegnati, tutti e tre precari, tutti e tre con famiglie, figli, muti da
pagare, bistrattati dalla macchina statale, dal blocco del turnover, eppure con
tanta voglia di dare ai “nostri” alunni!
Abbiamo lavorato in una pluriclasse scoprendo bambini
fantastici. Dodici alunni, ma con una marea di problemi. Abbiamo dovuto lottare
con le assenze di alcuni ragazzi che hanno anche superato il famoso tetto delle
assenze. Le “armi” le abbiamo usate tutte e alla fine possiamo gridare vittoria
perché siamo riusciti, con i denti stretti, a portare i nostri alunni alla fine
di questo anno anche se qualcuno con le prove suppletive. Non volevamo bocciare
nessuno, ma aiutarli a “sbocciare”!
In una riunione dove
difendevamo a spada tratta “i l
futuro della nostra società”, Il
Dirigente ci ha quasi derisi reclamando
il primato della legge sull’amore (io lo chiamo così, lui invece, lo ha
definito buonismo).
Forse è di questo che abbiamo bisogno di riavere una scuola
dove il primato spetta all’amore e non alla legge. Educare fa’ rima con Amare e
non certamente con legge, registri o quant’altro.
Se i nostri ragazzi venissero educati ad Amare e noi
educatori lavorassimo mettendo l’amore sopra ogni cosa sicuramente avremmo un mondo dove la
giustizia si affermerebbe con il bene per l’altro, il diritto si espleterebbe
nel fare non per paura della pena, ma per la gioia di realizzare il bene. San
Paolo docet!
Caro don Pierino,
di maestri come noi ce ne sono tanti, te lo assicuro, anzi
ce ne sono di migliori!
Noi continuiamo a lavorare per il bene e per quel che mi
riguarda anche per fede. Insieme a tutti i cittadini abbiamo un mostro da
combattere che è la cattiva politica che vede nella scuola il primo luogo di
tagli e rigore e non di investimento. Si continua ad investire nel cemento,
nelle banche, nelle borse, ma non
nell’uomo. Siamo di fronte ad un secondo ateismo, l’ateismo antropologico.
Combattiamo insieme questo mostro.
Grazie per il tuo ascolto sereno e critico, e restando in
attesa delle tue considerazioni ti auguro ogni bene insieme ad una serena
estate.
Il
tuo Chierichetto

