18 mar 2013

Diamo tempo al tempo


Credo che il mese da pochi giorni trascorso passerà inesorabilmente alla storia.
Febbraio è un mese cruciale per l’agricoltura. Ci si occupa della potatura degli alberi da frutta, degli innesti, della vangatura dei campi. Ricordo con simpatia il modo in cui a proposito mio nonno mi indicava gli impegni di questo mese nel simpatico e criptico vernacolo: “febbraio, la terra è febbricitante!”. Già perché tutta la natura si mette in fermento nuovo che sboccerà con irruenza nella primavera.
Vi siete mai messi nei panni della terra quando viene vangata? Disturbata nel suo riposo, inverdita dai fili d’erba germogliati spontaneamente, si ritrova ad essere “rivoltata” con la stessa immediatezza con la quale rivoltiamo un calzino, con la forza e il ferro del trattore, creando spaesamento in tutti i piccoli esseri che nella terra avevano trovato riparo dal gelido inverno… Lo splendido paesaggio verde si trasforma in un ambiente quasi lunare, brullo, scuro.
Per non parlare poi delle potature. Pensate: essere tagliuzzati delle proprie parti, feriti a sangue, sgocciolanti di linfa, segati da denti acuminati, deformati dal pensiero di un uomo che mi ringrazia in che modo? Tagliando parte di me. Che esperienza dolorosa.
I contadini però, loro lo sanno bene. Arare la terra significa permettergli la possibilità di essere riscaldata dal sole fino in profondità, essere rinvigorita dall’ossigeno. E tutti quei vermetti che ne abitano le profondità, svegliati dal sonno sono invogliati a rimettersi al lavoro per rinnovare l’equilibrio dell’humus. Quanto guadagnerà in fertilità una terra ben arata alle porte della primavera!
Per non parlare degli alberi, alleggeriti dalla pesantezza degli anni, ripuliti da rami ormai poco produttivi, che succhiano linfa vitale a scapito dei frutti venturi. Quanto bene porterà una buona potatura, che produzione fruttifera di qualità.
Febbraio, il Papa lascia il ministero petrino!
Febbraio, il sistema politico italiano viene stravolto dal voto!
Forse doloroso? Forse il panorama ora ci sembra più brullo? Forse ci creano tristezza i grossi mucchi di potature che giacciono sotto gli alberi come soldati caduti in guerra?
Non dovremmo essere così titubanti verso il futuro perché la primavera è alle porte. Non possiamo che continuare a lavorare e dare alla natura delle cose il suo tempo.