Caro Gesù bambino,
è tanto tempo che non mi fermo a scriverti una letterina, ma
per questo Natale ho deciso di riprendere questa sana abitudine.
Sta tranquillo… questa volta non ti chiederò né balocchi né
dolcetti, ma vorrei chiacchierare un po’ con te nella speranza che almeno tu
possa rispondermi!
Sai, sono ormai alcuni anni che passiamo la festa del tuo
Natale nella crisi. Forse non ci crederai, ma almeno a me sembra di averci
fatto l’abitudine; anzi forse non saprei più vivere un Natale senza crisi… da
buon italiano c’ho fatto l’abitudine.
Il Natale ci fa tutti più buoni, riempie il cuore di grandi
sentimenti, i doni poi, anche se piccoli è sempre piacevole scambiarseli. Per
non parlare del presepe, io amo
preparare il presepe! L’odore della soffitta, gli scatoloni impolverati, i
soliti piacevoli litigi con i bambini per fare a gara ad allestire il tutto.
Come mi piace passeggiare per i boschi alla ricerca di ogni tipo di muschio…
che bello fare il presepe!
A proposito del presepe… ti hanno informato delle ultime
novità? Sembra che qualche Dirigente scolastico dal Nord al nostro Sud
incominci a non sopportare più il presepe. Ho sentito dire che ci sono persino alcuni
che hanno fatto ricorso al signor Ministro per risolvere l’annoso dilemma: il
presepe turba e offende i bambini appartenenti ad altre culture o religioni.
Così sono stati vietati!
Come capisco questi
Dirigenti, non arrabbiarti con loro perché hanno detto di avere intenti
pedagogici. Quali? È vero che sei bambino, ma posso spiegarti tutto io? Vabbè…
il presepe turba perché parla di una famiglia povera, ma tanto povera; una
famiglia di immigrati, lontani dal loro Paese natio per obbedire al capriccio di un governate
tiranno. Il presepe parla di un bimbo, un insignificante bimbo che già dal
grembo della sua mamma non trovava accoglienza da parte di nessuno. Il presepe
parla di un parto avvenuto non in un ospedale, con tutte le cure del caso, ma
in una stalla, tra lo sterco e il fieno degli animali. E chi si preoccupava di
questo bambino oltre i suoi amorevoli genitori? Forse le autorità? No, sono
semplici pastori, uomini soli e poveri, emarginati, lontani. Il presepe parla
della vittoria della vita sull’egoismo, vittoria della semplicità sulla
meschinità di chi ha e si rifiuta di condividere con chi è svantaggiato.
Secondo te la scuola potrebbe insegnare questi valori ai
nostri figli? E come potremmo spiegare loro le guerre, i tanti bimbi che
continuano a morire di fame, l’astio verso gli immigrati, la prepotenza e il
ladrocinio di chi detiene il potere?
Meglio togliere i presepi dalle scuole, cancellare il tuo
nome dalle canzoncine natalizie, scambiare la tua immagine col vecchio e caro
Babbo Natale o con un angioletto che non turba e non mette domande nel cuore.
Ma nel nome di questa pedagogia non faremmo bene anche a
trasformare il giorno del tuo Natale in un semplice giorno lavorativo come
tutti gli altri? Infondo aumenteremmo la produttività del nostro Paese e
faremmo felice il nostro Governo.
Caro Gesù bambino continua volerci bene, e se puoi esaudisci
i nostri desideri migliori e… tanti auguri di buon compleanno!