19 nov 2012

Una Chiesa 2.0


Dopo le elezioni della regione Sicilia si torna a reclamare a gran voce la forza della  politica così detta 2.0, dove a far da padrone finalmente è il cittadino che stabilisce il programma, decide gli uomini da candidare e monitora le azioni di coloro che lui ha designato. Insomma la politica 2.0 è manifestazione della vera democrazia.
E la nostra? Sembra ormai sempre più chiaro che parliamo di partitocrazia dove i pochi, gestiscono la cosa pubblica secondo l’interesse proprio  (che sempre coincide con il denaro).
In molti convengono che il vero inventore del “metodo wiky”  sia l’attuatore del web 2.0, così come, l’invenzione della politica 2.0 la dobbiamo a Beppe Grillo e al Movimento 5 stelle.
Ai posteri l’ardua sentenza?
Io credo che anche se non posteri,  possiamo tentare di dare noi una sentenza, senza però la presunzione della completezza.
L’11 ottobre scorso ricorreva il 50mo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Più di 3000 persone provenienti da ogni dove della Terra per dire la propria riguardo la fede, la Chiesa e il modo di proporla nell’oggi. Un’opera grandiosa per quegl’ anni, preceduta da ben tre anni di intenso lavoro e di migliaia di lettere, questionari, analisi fatte provenienti da ogni parte del mondo dove sono stati coinvolti tutti, persino i fedeli della più remota Chiesa del Globo.
Il risultato?
Una vera e propria rivoluzione copernicana! La Chiesa che leggiamo nei documenti conciliari è una Chiesa rinnovata persino agli occhi di noi del 2012. Una Chiesa futuristica direi, dove l’apertura al diverso, la dedizione verso gli ultimi e i poveri, il servizio all'umanità ne sono il caposaldo.
Non è stata forse questa espressione  storica una Chiesa 2.0? E pensare che i Concili esistono da 2000 anni….
Forse c’era già Beppe Grillo?
Apriamo bene gli occhi della mente insieme a quelli del cuore: riappropriamoci delle Istituzioni, facciamo sentire il peso delle nostre idee, dei nostri valori, delle nostre aspirazioni... Ma non abbassiamo mai la guardia. Non facciamo la rivoluzione e poi lasciamo che i nostri capi rivoluzionari siano a fare il bello e il cattivo tempo. Così il ritorno al passato è assicurato. Vi ricordate l’Italia prima di Berlusconi? Non importa, guardate quella di oggi e non troverete differenze.
Sono passati  50 anni dal Concilio, i cattolici nel mondo si sono assopiti e dopo il fervore hanno lasciato ricoprire la grandezza della Chiesa 2.0 da una coltre di polvere autocratica e autoreferenziale. Causa di coloro che l’hanno impolverata? No! Responsabilità di coloro che hanno abbandonato la nave al suo destino. Che questo anno della Fede indetto da Benedetto XVI serva ai cattolici per riscoprire il proprio posto nella Chiesa e sia da esempio per noi italiani: non bastano le novità per il cambiamento.

9 nov 2012

Contra religionis



Mi sforzo di immaginarmi fra trent’anni, magari in una gitarella con i miei nipoti, passeggiando per le strade dei nostri centri storici che, guardando le tante edicole mariane che abbelliscono i nostri vicoli mi chiedono: «nonno, ma perché hanno riempito le strade di queste madonnine? Che cosa avrà mai fatto d’importante questa “Madonna” per essere piazzata in ogni angolo delle strade? ».
M’immagino con loro davanti ad una delle tante chiese rupestri sparse per le nostre campagne…  guardo i loro volti che esprimono un misto d’indifferenza e smarrimento: «nonno ma che sono queste grotte in mezzo alla campagna… sono delle vecchie stalle?».
Li vedo perplessi davanti al bellissimo stemma della Città di Cisternino e si chiedono che razza di bastone sia quello rappresentato nel blasone e perché mai un bastone così strano come simbolo di una Città.
Forse farei bene a smettere di immaginarmi vecchietto con nipoti al seguito perché già assaporo la tristezza di vederli con una conoscenza monca, volutamente oscurata secondo gli schemi del più vecchio e spento illuminismo settecentesco.
Mettere al bando l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole potrebbe produrre scene come quelle da me immaginate, altre forse peggiori… potrebbe col tempo cancellare molti usi tipici delle nostre culture paesane, delle nostre feste popolari – religiose, delle nostre identità, di molte parole dei nostri idiomi locali…
Forse mi riterrete di parte nel parlare ma guai se così non fosse. Mi schiero contro un pensiero che voglia abolire lo studio e la conoscenza dei contenuti cristiani, del linguaggio proprio del cristianesimo, dell’arte e dell’architettura, della musica, della poesia. Infatti, questi sono i contenuti dei programmi ministeriali di religione cattolica, gli ultimi firmati dal Ministro Profumo qualche mese fa’.
Mai più catechismo nelle aule delle scuole? Mai più indottrinamento a scapito delle altre confessioni religiose? Mai più discriminazione religiosa? Sono d’accordo anch’io e anch’io voglio sottoscrivere questi appelli. Anzi invito chiunque ad impedire tutto questo perché snatura il vero significato dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica.  Se oggi qualcuno ancora usa questo tempo di crescita scolastica indottrinando anziché educando, lo fa’ contro la legge, e come tanti altri insegnanti che non fanno il proprio dovere non meritano di istruire ai nostri figli.
Non dimentichiamoci però di difendere la storia che ci appartiene, la cultura dei nostri antenati, le tradizioni che determinano l’identità del nostro popolo. Nel bene e nel male il cristianesimo ha condizionato tutto questo ed è un codice interpretativo ineludibile della cultura italiana.