Dopo le elezioni della regione Sicilia si torna a reclamare
a gran voce la forza della politica così
detta 2.0, dove a far da padrone finalmente è il cittadino che stabilisce il
programma, decide gli uomini da candidare e monitora le azioni di coloro che
lui ha designato. Insomma la politica 2.0 è manifestazione della vera
democrazia.
E la nostra? Sembra ormai sempre più chiaro che parliamo di
partitocrazia dove i pochi, gestiscono la cosa pubblica secondo l’interesse
proprio (che sempre coincide con il
denaro).
In molti convengono che il vero inventore del “metodo
wiky” sia l’attuatore del web 2.0, così
come, l’invenzione della politica 2.0 la dobbiamo a Beppe Grillo e al Movimento
5 stelle.
Ai posteri l’ardua sentenza?
Io credo che anche se non posteri, possiamo tentare di dare noi una sentenza,
senza però la presunzione della completezza.
L’11 ottobre scorso ricorreva il 50mo anniversario
dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Più di 3000 persone
provenienti da ogni dove della Terra per dire la propria riguardo la fede, la
Chiesa e il modo di proporla nell’oggi. Un’opera grandiosa per quegl’ anni,
preceduta da ben tre anni di intenso lavoro e di migliaia di lettere,
questionari, analisi fatte provenienti da ogni parte del mondo dove sono stati
coinvolti tutti, persino i fedeli della più remota Chiesa del Globo.
Il risultato?
Una vera e propria rivoluzione copernicana! La Chiesa che
leggiamo nei documenti conciliari è una Chiesa rinnovata persino agli occhi di
noi del 2012. Una Chiesa futuristica direi, dove l’apertura al diverso, la
dedizione verso gli ultimi e i poveri, il servizio all'umanità ne sono il
caposaldo.
Non è stata forse questa espressione storica una Chiesa 2.0? E pensare che i
Concili esistono da 2000 anni….
Forse c’era già Beppe Grillo?
Apriamo bene gli occhi della mente insieme a quelli del
cuore: riappropriamoci delle Istituzioni, facciamo sentire il peso delle nostre
idee, dei nostri valori, delle nostre aspirazioni... Ma non abbassiamo mai la
guardia. Non facciamo la rivoluzione e poi lasciamo che i nostri capi
rivoluzionari siano a fare il bello e il cattivo tempo. Così il ritorno al
passato è assicurato. Vi ricordate l’Italia prima di Berlusconi? Non importa,
guardate quella di oggi e non troverete differenze.
Sono passati 50 anni
dal Concilio, i cattolici nel mondo si sono assopiti e dopo il fervore hanno
lasciato ricoprire la grandezza della Chiesa 2.0 da una coltre di polvere
autocratica e autoreferenziale. Causa di coloro che l’hanno impolverata? No!
Responsabilità di coloro che hanno abbandonato la nave al suo destino. Che
questo anno della Fede indetto da Benedetto XVI serva ai cattolici per
riscoprire il proprio posto nella Chiesa e sia da esempio per noi italiani: non
bastano le novità per il cambiamento.