Con tristi toni si è concluso il 2011 e un nuovo anno inizia con gli stessi spettri che si aggirano nelle difficoltose vite quotidiane e continuano a gironzolare per i castelli della politica e dell’economia. Manovre più o meno pesanti, lacrime e sangue, eppure niente sembra fermare l’irrefrenabile corsa della crisi.
Noi stiamo già pagando ma i ricchi si arricchiscono e i poveri s’impoveriscono.
Io ho chiaro il problema e sono certo che anche per voi è così: non si vuole colpire il vero tumore…
La crisi non è economica, ma valoriale, non è problema di capitali, ma di umanesimo, non è il debito a fare la differenza, ma l’individualismo irrefrenabile. Questa è una ferita che si aggrava sempre più e va somministrata la medicina giusta.
Credo che l’unico medicamento valido sia la famiglia; la politica, gli economisti, i tecnici, nessuno può curare il male del terzo millennio se non solo la famiglia. Tutti gli altri possono solo servire da integratori, da ricostituenti, da corollari .
Ho l’impressione che siamo in uno scenario di cure palliative, dove il medico è pietoso cosicché la ferita diventa sempre più purulenta.
Abbiamo bisogno di condivisione: ma le nostre famiglie sono capaci di condividere anche il poco con chi non ha?
Abbisogniamo di rispetto: ma se i coniugi non riescono più a perdonarsi gli errori trovando la soluzione in matrimoni che si celebrano e si rompono a catena come fare?
È necessario riconquistare il valore del lavoro: prima che di una riforma delle leggi sul lavoro abbiamo bisogno di comprendere che non esistono mestieri più o meno nobili, ma che ogni attività dell’uomo è dignitosa e va perfino tutelata.
Riscopriamo il valore dell’alterità: solo la famiglia più creare scenari di riconoscimento della persona dove ognuno è importante per il sol fatto di esistere e dove c’è spazio per tutti, persino per l’Altro con la “A” maiuscola che io chiamo Dio.
E scusatemi se alla fine arrivo sempre lì, ma che volete, sono un chierichetto o no?
Sbirciamo nella grotta del nostro presepe e impariamo da una famiglia esemplare e allo stesso tempo ordinaria: la famiglia di Nazareth. Una famiglia che ha vissuto negli stenti (altro che crisi economica) eppur sempre aperta a tutti e a tutto. La famiglia di Nazareth è maestra di silenzio (ricordate lo scorso mese?) il luogo dove si forma lo spirito e si coltiva il valore dell’io. La famiglia di Nazareth è precettrice di disciplina e rigore. Le nostre pedagogie oggi sono vuote di disciplina… essa però non consiste in verghe e battimenti, ma fermezza nell'insegnare ciò che bene e ciò che è male eliminando ogni disorientamento nei giovani. Dalla famiglia di Nazareth possiamo imparare il vero scopo del lavoro umano che non è il solo fine economico, ma soprattutto è quella fatica capace di redimere l’uomo, di nobilitarlo, non schiavizza ma contribuisce alla crescita di sé, dei propri cari, dell’azienda, del mondo intero! Soprattutto la famiglia di Nazareth è pedagoga dell’amore vero, quello che non si ferma all’interesse, ma è capace di donare fino a dare tutta se stessa.
Diamo alla famiglia il timone per farci uscire dalla crisi.
Il Chierichetto