16 gen 2012

Sbirciando nella grotta di Betlemme...

Con tristi toni si è concluso il 2011  e un nuovo anno inizia con gli stessi spettri che si aggirano nelle difficoltose vite quotidiane e continuano a gironzolare per i castelli della politica e dell’economia. Manovre più o meno pesanti, lacrime e sangue, eppure niente sembra fermare l’irrefrenabile corsa della crisi.
Noi stiamo già pagando ma i ricchi si arricchiscono e i poveri s’impoveriscono.
Io ho chiaro il problema e sono certo che anche per voi è così: non si vuole colpire il vero tumore…
 La crisi non è economica, ma valoriale, non è problema di capitali, ma di umanesimo, non è il debito a fare la differenza, ma l’individualismo irrefrenabile.  Questa è una ferita che si aggrava sempre più e va somministrata la medicina giusta.
Credo che l’unico medicamento valido sia la famiglia; la politica, gli economisti, i tecnici, nessuno può curare il male del terzo millennio se non solo la famiglia. Tutti gli altri possono solo servire da integratori, da ricostituenti, da corollari .
Ho l’impressione che siamo in uno scenario di cure palliative, dove il medico è pietoso cosicché la ferita diventa sempre più purulenta.
Abbiamo bisogno di condivisione: ma le nostre famiglie sono capaci di condividere anche il poco con chi non ha?
Abbisogniamo di rispetto: ma se i coniugi non riescono più a perdonarsi gli errori trovando la soluzione in matrimoni che si celebrano e si rompono a catena come fare?
È necessario riconquistare il valore del lavoro: prima che di una riforma delle leggi sul lavoro abbiamo bisogno di comprendere che non esistono mestieri più o meno nobili, ma che ogni attività dell’uomo è dignitosa e va perfino tutelata.
Riscopriamo il valore dell’alterità: solo la famiglia più creare scenari di riconoscimento della persona dove ognuno è importante per il sol fatto di esistere e dove c’è spazio per tutti, persino per l’Altro con la “A” maiuscola che io chiamo Dio.
E scusatemi se alla fine arrivo sempre lì, ma che volete, sono un chierichetto o no?
Sbirciamo nella grotta del nostro presepe e impariamo da una famiglia esemplare e allo stesso tempo ordinaria: la famiglia di Nazareth. Una famiglia che ha vissuto negli stenti (altro che crisi economica) eppur  sempre aperta a tutti e a tutto. La famiglia di Nazareth è maestra di silenzio (ricordate lo scorso mese?) il luogo dove si forma lo spirito e si coltiva il valore dell’io. La famiglia di Nazareth è precettrice di disciplina e rigore. Le nostre pedagogie oggi sono vuote di disciplina… essa però non consiste in verghe e battimenti, ma fermezza nell'insegnare ciò che bene e ciò che è male eliminando ogni disorientamento nei giovani. Dalla famiglia di Nazareth possiamo imparare il vero scopo del lavoro umano che non è il solo fine economico, ma soprattutto è quella fatica capace di redimere l’uomo, di nobilitarlo, non schiavizza ma contribuisce alla crescita di sé, dei propri cari, dell’azienda, del mondo intero! Soprattutto la famiglia di Nazareth è pedagoga dell’amore vero, quello che non si ferma all’interesse, ma è capace di donare fino a dare tutta se stessa.
Diamo alla famiglia il timone per farci uscire dalla crisi.
                                                                                                                                                         Il Chierichetto

3 gen 2012

Mentre il silenzio...

Nell’ultimo mese sono accadute molte cose, ma quello che ha più colpito l’opinione del nostro Paese è il nuovo Governo… improvvisamente siamo passati dalla spettacolarizzazione della politica alle scelte discusse a porte chiuse, dagli annunci televisivi con smentite al silenzio dei microfoni.
Ci lamentavamo di tanta confusione e del fatto che ogni piccola cosa finisse nelle pagine di giornali e sui nostri schermi. Ora, invece, ci lamentiamo del silenzio, ci lamentiamo della prudenza e del tempo che passa perché vengano prese delle decisioni.
Ecco come siamo: spaventati dal silenzio.
La nostra società è quella del caos, dei rumori, dei suoni, delle feste, degli schiamazzi… ci lamentiamo , diciamo di non poterne più, ma poi basta la passeggiata in un bosco per sconvolgere le nostri menti e farci sentire il bisogno di tornare al rumore, qualsiasi esso sia l’importante che non sia silenzio.
Ci siamo mai chiesti come è possibile ascoltare il dolce suono di un arpa se non nel silenzio, oppure la voce di bimbi che giocano in cortile se non nel silenzio, il piccolo che inizia a parlare e magari dice un “papà” balbettato magari in modo incomprensibile se non nel silenzio, per non parlare del  primo “ti amo” di due innamorati…  chi non vorrebbe poter gustare quel momento se non nel silenzio.
Il mese di dicembre è il principe del silenzio! Pensiamo alla natura che è ricoperta dal bianco mantello della neve, lì regno sovrano il silenzio. Nonostante i gatti corrano fra la neve, i passeri vadano in cerca di cibo e magari la volpe passa sorniona vicino il nostro bidone della spazzatura, tutto avviene nel silenzio.
Già, il silenzio in realtà, non è assenza, ma è una presenza più incisiva, non è il vuoto, ma è il ripieno della vita.  Allora il rischio del nostro oggi e quello di trasformare le nostre presenze caotiche in assenze nascoste, il ripieno dei nostri rumori e suoni nel chiasso devastante della solitudine
Il silenzio non è morte, ma pienezza della vita che si rigenera nel segreto, il silenzio è il luogo privilegiato nel quale possiamo finalmente incontrare noi stessi, ammirare i nostri pregi, accarezzare le esigenze di affetto, curare le ferite, correggere i difetti.
<< Mentre il silenzio fasciava la terra e la notte era a metà del suo corso, tu sei disceso, o Verbo di Dio, in solitudine e nel più alto silenzio>> (D. M. Turoldo) ; cogliamo l’invito che il poeta ci offre e dedichiamoci ad attimi di silenzio magari ammirando un bel presepe così che il nostro augurio di Natale non sarà solo “flatus vocis” (semplice fiato), ma espressione piena di noi. Buon Natale!

                                                                                                                                           Il Chierichetto