1 apr 2014

40 anni di vita: perché ricordare? O elogio dell’idiozia. Dedicato alla mia comunità parrocchiale

Una premessa di metodo:<> ( cf 1Pt 3,15). Questa espressione resta per me come un faro che mi ha guidato in tutti gli anni degli studi fino ad oggi. Sempre penso alla necessità di rendere ragione di ogni cosa che compio come singolo e come membro della mia famiglia o della mia comunità parrocchiale.
Anche per i festeggiamenti che tanto ho atteso (da singolo) e che tanto la mia comunità ha espresso in questi giorni, forte è in me di pensare.

Esplicazione della domanda: perché scrivere? Su cosa poi? A quale titolo? Scrivere significa imprimere un pensiero definito e chiaro che si possa condividere con gli altri sottoponendolo alla loro riflessione critica. Scrivere quindi, sulla necessità di un essere umano di ricordare, fare memoria del passato, di avvenimenti e persone che si possono ritenere fondamentali per il proprio presente.  Riflettere sulla memoria come un semplice essere pensante che si sforza di penetrare (nel bene si spera!) la realtà senza farsi scivolare addosso gli accadimenti ma appropriandosene. Perché ricordare?

Due approcci al tema: Credo che esistano due modi interpretare il tema della memoria: un’ interpretazione la potremmo definire storiografica, l’altra teologica.
L’approccio storiografico si sofferma sul’evento accaduto, sul suo contesto sociale, politico ed economico, sul suo valore didattico per il presente (cioè imparo le cose giuste del passato per ripeterle e le cose errate per non commettere gli stessi errori).
L’approccio teologico invece, guarda all’evento accaduto interpretandolo come azione di Dio nella storia dell’uomo, un’azione che non è richiudibile nei libri di storia, ma necessita di essere continuamente reso presente con l’esercizio della memoria.

Argomentazione: Penso che un cristiano debba percorrere la seconda strada se vuole dare senso al celebrare il ricordo, soprattutto nel ricordare un evento fondante come può essere la nascita di una nuova parrocchia. Nelle Sacre Scritture possiamo trovare molti eventi legati ala memoria di un fatto passato, ma per brevità mi voglio soffermare solo sulla Pasqua.
In Es 12, 1-14 il popolo di Dio riceve istruzioni sulla notte della liberazione, in modo dettagliato sulla cena che precede l’esodo. Tutto viene spiegato nei minimi particolari esprimendo una sorta di “rito” fatto di elementi fissi, ordinati, parole e gesti dati, da farsi e dirsi per sempre, <> (Es 12,14).
Questo è definito dalle labbra di Mosè (che parla a nome di Dio) “memoriale” (cf Es 12,14),  cioè “ricordo” che mantiene nel presente la consapevolezza di un evento originario. Molte saranno i brani nei quali ricorre il comandamento “ricordati” (Es 17,14; Dt 25,17; Dt 8,2.18; ecc. ) dove Dio ordina al suo popolo di ricordare e non dimenticare tutto quello che lui ha compiuto nel passato a favore del suo popolo.
Presente alla mente di tutti sono le parole di Gesù nell’ultima cena:<< fate questo in memoria di me>> (Lc 22,19)! Il gesto gesuano per noi diventa un comandamento indimenticabile, anzi, che va ricordato e ripetuto perché la sua azione efficace sia anche oggi, nel nostro presente.
Insomma, per un credente, avere memoria del passato, dei fatti, delle persone significa fare memoria della grazia di Dio che si dispensa illimitatamente nella storia.
Ecco allora la nostra festa comunitaria. Abbiamo gioito e continuiamo a gioire per il 40 anniversario di fondazione della nostra famiglia e il 20 anniversario della morte del nostro primo pastore. Stiamo attenti però! Questo nostro far festa potrebbe avere un rischio: diventare un semplice motivo per fare storia, elencare fatti, ricordare nostalgicamente momenti, insomma essere sterili storiografi che pensano di ricordare potendo fare a meno del passato, anzi di ritenerlo superabile in vista di un futuro che è di fronte a noi, un futuro che si sente minacciato dal passato.
Invece no, i nostri festeggiamenti significano riconoscere in tutti i momenti di questi quarant’anni trascorsi l’azione salvifica di Dio in ogni piega, in ogni fatto e in ogni persona consapevoli che tutto questo si fa presente al nostro oggi nel momento in cui lo ricordiamo e lo celebriamo. Bene allora fare di questo ricordo un’Eucarestia, un momento in cui il passato e il futuro si annullano nell'oggi di Dio e l’oggi di Dio diviene il nostro oggi. È nell’Eucarestia che le persone del nostro passato si fanno presenti e con la loro intercessione, il ricordo del loro esempio nobile ed evangelico ci spronano a conformare la nostra vita a Gesù e al suo messaggio che trasforma.  Che senso avrebbe altrimenti, invocare i santi? Sono essi o no uomini del passato? che senso avrebbe tutta la liturgia cristiana? È essa un continuo memoriale delle opere grandiosi di Dio?

Conclusioni: Mi verrebbe da fare una considerazione finale. L’atteggiamento quasi bambinesco di colui che nel passato vede l’essere del suo presente mi  fa pensare all’emblematico personaggio di Dostoevskji: l’Idiota. Già, questo sempliciotto, principe erede di una famiglia decaduta, famiglia che perennemente ritorna presente nei suoi ricordi. In questo personaggio si concentrano generosità d’animo e fede candida nel prossimo, dove lui è l’icona dello splendore della compassione. Nel pensiero dell’autore russo l’Idiota incarna addirittura la figura di Cristo, idiota per eccellenza.
L’augurio che voglio quindi esprimere a tutti coloro che oggi “fanno memoria” è di essere tanti <<IDIOTI>>;, che nella semplicità di un bimbo sanno leggere in ogni situazione della propria storia fatta di bene e di male l’azione di Dio, che è costante, trasformante e rigenerante, che opera con la stessa forza e lo stesso impeto da sempre, sin dalla creazione del mondo. A me e a voi l’augurio di essere tanti “idioti” secondo il cuore di Dio.
Buon compleanno mia amata famiglia!