14 feb 2012

Tra carnevalate e bigotterie


Il mese di febbraio ridesta spesso i ricordi della mia infanzia nella quale amavo tantissimo mascherarmi per il carnevale. Ricordo come se avvenisse in questo momento, l’emozione e la gioia nell’indossare l’abito prescelto , il truccarmi poi, in modo da mascherare e nascondere il viso.
Oggi sono adulto (credo!) e  ho perso tutta quella gioia ansiosa che accompagnava i miei carnevali, ma mi è rimasta persistente la passione per le maschere.
La maschera è l’occasione per essere ciò che non si è, per cambiare il ruolo del proprio vissuto quotidiano. Indossare una maschera significa darsi l’occasione per vivere una esperienza stra-ordinaria, cioè fuori dall’ordinario quotidiano. Forse qualcuno di voi si chiederà l’utilità della straordinarietà… e qui sta il bello: non c’è nessuna utilità. Non sono uscito di senno, ma in un momento storico come questo, dove sembra che nessuno possa sfuggire dal peso economico del presente parlare dell’inutile serve per cogliere meglio il vero valore delle cose davvero utili.
La maschera ha il potere di sospendere il tempo , di creare una sorta di’interregno del senza tempo dal quale poter aprire una finestra sulla quotidianità e comprendere il senso profondo delle azioni che riempiono la vita dei nostri giorni: dalla banale necessità dei bisogni fisiologici (cibo, sesso…) fino alle scelte che  condizionano per sempre la nostra vita, tutto dalla finestra dell’irreale guadagna il giusto valore.
La maschera infine, ha il potere di smascherare le relazioni. Sembrerà assurdo, ma è così: le maschere smascherano.  Nel costume mascherato abbiamo l’opportunità di incontrare l’altro liberi dai preconcetti che abitano i nostri soliti incontri, con la maschera in viso abbiamo l’occasione per saggiare la lealtà dell’altro, assieme alla sua onestà confronti garantita dal non riconoscerci con i soliti cliche  della nostra ordinarietá. Pensate a come saremmo più veri fuori dai nostri panni, magari avremmo l’opportunità di dire al nostro capo di smetterla con le sue angherie oppure potremmo confessare al nostro coniuge le malefatte tramate alle sue spalle o ancora, dimostrare i sentimenti nascosti per la paura di essere rifiutati. Ecco che la maschera ci mette a nudo.
Anche nella religione l’uomo usa  la maschera: i riti religiosi infatti, altro non sono che l’apertura di un mondo senza tempo che è il mondo di Dio. I riti ci danno la possibilità di resistere davanti a Dio, conoscere il significato delle sue parole e azioni misteriose e far si che incidano finalmente nella nostra vita. I riti religiosi inoltre, ci mettono a nudo davanti a Dio e così abbiamo l’occasione di conoscere il profondo di noi stessi e scoprirci buoni, ma buoni davvero!  Nel rito capiamo che il male non ci appartiene, anzi è estraneo alla nostra natura; nel rito non sono più solo, ma mi vedo circondato dagli altri che come me e con me vivono un’esperienza che li rigenera. Quale grande potere hanno i riti religiosi!
Febbraio, il mese del carnevale, dei coriandoli, delle maschere, ma anche il mese delle “quarant’ore” nelle quali i cristiani sono chiamati a fermarsi davanti ad un pezzo di pane e riconoscere la propria pochezza in un mondo alle prese con un delirio di onnipotenza.
Viviamo pienamente questo mese che, pur se breve, si presenta intenso… viviamo le maschere e viviamo i riti!


Il Chierichetto