16 mar 2011

<<… che siano una cosa sola!>>

Quando si tratta di prendere una decisione in comune, quel poverino di don Pierino si dispera per cercare unione fra i membri della Parrocchia! In che modo non biasimarlo… se non sono uniti i cristiani??
Come, non lo sapete? Non conoscete che fra i comandamenti di Gesù esiste quello dell’unità?

<< Fa’ (o Padre) che siano una cosa sola>>, sono queste le parole del Figlio di Dio, parole che scandalizzano ancora oggi i credenti di tutto il mondo perché questa unità tanto sospirata e invocata da Gesù oggi tarda a realizzarsi.

Da quando abbiamo memoria storica l’unità è un’esigenza degli esseri umani; pensiamo ai tanti proverbi e detti che ci richiamano a tale urgenza. “L’unione fa’ la forza”, oppure “l’unità di un popolo sa trasformare l’argilla in oro”, sono solo due esempi, ma molto eloquenti. Là dove possono arrivare più menti, più mani, più valori, si riesce a raggiungere mete impensabili. Eppure l’unità fine a se stessa non basta; è necessario che essa abbia una finalità unica nella quale tutti coloro che si coprono della stessa bandiera o si fregiano dello stesso nome, possano tendere! Il fine comune è il collante che tiene l’unione fra gli esseri umani, che ne assicura il mantenimento per raggiungere lo scopo.

L’unità però, non vive passivamente le sorti del suo fine, ma è capace anche di forgiare, educare la persona, chiarificare un’identità opacizzata dall’individualismo e dall’egoismo di scopi personali o di piccoli gruppi. L’unità possiede una forza quasi terapeutica, un potere medicamentoso spesso sottovalutato e poco sfruttato. Più un popolo si spende nel raggiungimento del fine (bene) comune e più i suoi membri si amalgamano fra loro, tessono relazioni di solidarietà prima, e poi di fratellanza.

Infine potremmo dire che l’unità è un dono, sì una realtà ricevuta e gratuita, ma che costa molto cara a colui o coloro che la guadagnano perché l’unità si poggia sul martirio. Il sangue versato per garantire a tutti la libertà di perseguire il bene comune è il prezzo più alto, ma spesso necessario, sul quale si fonda l’unità. Per questo motivo non si può non rendere omaggio, ricordare, perseverare la memoria del caro prezzo alle generazioni future, perché mai si dimentichi la grandezza di un tale dono.

I cristiani lo sanno benissimo, Gesù non solo li ha raccolti in un unico gregge, ma ha garantito il perseguimento della salvezza del credente attraverso il caro prezzo della sua stessa vita e di quella di tutti i suoi testimoni nell’arco dei secoli.

Anche l’Italia ha bisogno di riscoprire l’unico fine che accomuna il suo popolo, di ricordare i martiri che ne hanno presupposto le basi, di fare di tale unità un momento di qualificata formazione di ogni uomo che si dica italiano! Il 17 marzo è un’occasione preziosissima per mettere in risalto questi tre aspetti, un’occasione forse unica per porre nelle giovani generazioni l’amore per quell’unità pagata col sangue di tanti loro coetanei di 150 anni fa’!

Se riuscissimo a partire da qui potremmo illuminare una società impantanata nelle individualità pressanti e negli egoismi separazionisti che ci invitano a guardare ai propri affari più che al bene comune. Facciamo di questi festeggiamenti un’occasione per rilanciare i valori italici: “Fratelli”, consanguinei nel sangue dei martiri d’Italia, “destiamoci” dal sonno drogato dagli interessi personali, dalle singolarità e finalità di pochi, indossiamo l’ “elmo” del bene comune “stretti” attorno alle nostre aspirazioni. Oggi l’Italia ci chiama a mantenerla nell’unità.

Il Chierichetto