Pare che ultimamente il ‘simbolo dia da pensare’! Mi permetto di rubare questa famosissima affermazione di Paul Ricoeur per esprimere quello che ascoltiamo alla TV e leggiamo dai giornali negli ultimi tempi. Qualcuno potrebbe dirmi di non aver assistito a nessuna disquisizione teoretica sul linguaggio né sui suoi strumenti… magari fosse stato così! In realtà si è intrapresa una vera e propria lotta del simbolo cercando di far dire ala simbolo ciò che esso non dice.
Ma che cos’è il simbolo?
Dovremmo utilizzare un numero intero del giornale per spiegarlo, ma quello che a noi interessa dire ora è che il simbolo porta in sé un significato convenzionale, cioè riconosciuto dai più. La bandiera italiana è un simbolo perché “rappresenta” cioè rende presente sotto un’altra forma, lo Stato italiano con tutto il suo popolo e tutti riconoscono nella bandiera non un semplice pezzo di stoffa, ma la Repubblica Italiana.
Quello che fà di un simbolo, una forza è il principio della rappresentanza. Infatti il simbolo evoca alla nostra mente una realtà, un prodotto, un luogo, uno sport, ecc. e lo rende presente non solo alla mente ma anche al corpo.
Pensiamo al tanto discusso Sole delle alpi (quello che troviamo nella bandiera della Lega Nord per intenderci!). Una scuola è piena di questo simbolo con la rivendicazione che esso rappresenti la passata storia dei popoli della pianura padana. Se così fosse, potremmo pensare che il Monte Sinai sia una terra della pianura padana (lì infatti vi ritroviamo questo simbolo) oppure che il palazzo di Assurbanipal sia in pianura padana anziché in Assiria, oppure che la Basilica di San Clemente a Roma in realtà sia stata trasportata interamente dalla pianura padana, o assurdo degli assurdi, che la campana Ischia, sia in realtà della pianura padana. In tutti questi luoghi ed epoche infatti ritroviamo siffatto simbolo e in tantissimi altri ancora come le terre celtiche, longobarde, ecc.
Eppure il famoso sole delle alpi lo si definisce identitario, ma per chi? Esprime per tutti una identità socio -politica? No, ma qualcuno vuole che lo divenga e da bandiera di partito (tale risulta registrato come marchio tutelato da copyright) a luogo identitario. Altrettanto emblematico è il caso del tricolore bruciato a Terzigno… qualcuno forse pensava di bruciare il simbolo di un Governo assente o lontano, oppure di bruciare l’appartenenza al popolo italiano, la sua fierezza di appartenere a questa Nazione?
In “alto” si minimizzano tali fenomeni, invece faremmo bene a preoccuparci perché tentare di confondere le lingue ci riporta alla tanto famosa Babele, e questa volta a cadere non sarebbe una torre ma qualche malintenzionato potrebbe approfittare della confusione per operare un delitto che da Adro a Terzigno, guarda caso, potrebbe avere un solo e unico morto: la nostra Italia, il nostro Popolo, la nostra storia!
Il Chierichetto