28 set 2010

Quando Persona fa’ comunione

Ricordo con affetto un libro che mi ha insegnato molte cose di Emmanuel Mounier “Il personalismo”, pietra miliare circa il pensiero sull’uomo moderno. L’uomo, rivisitato nella sua centralità e completezza all’interno del cosmo è inteso come persona che vive la sua realizzazione massima nella relazione. Il termine personalismo è di conio piuttosto recente (siamo nei primi del 1900) al contrario del sostantivo ‘persona’ che fonda le sue origini fra la filosofia classica greca (Aristotele) e l’era dei Padri della Chiesa.

Sapersi esseri relazionali, conoscersi nell’intimità più profonda come comunione e non divisione, tutto questo è uomo.

Però v’è un modo tutto strano di intendere oggi il personalismo, che cozza molto con quanto Mounier ci ha insegnato, una deriva terminologica che confina con l’egocentrismo.
Penso alla vita di molte comunità come la scuola, la parrocchia dove alcuni, arroccati sulle proprie posizioni, fanno del ruolo non un servizio, ma un protagonismo personalista. Don Pierino per esempio, tuona spesso su questo male che divide la comunità!

Eppure quando parliamo dell’uomo come essere relazionale (di aristotelica memoria) in realtà ci dimentichiamo della ricchezza del lavoro svolto in comunione là dove più teste limitate nel proprio io trovano una ricchezza tale che li aiuta ad andare oltre al limite personale.
Per esempio penso ai team dove i maestri di scuola elementare potevano insieme lavorare al molteplice e poliedrico sviluppo del bambino. All’epoca si parlava di rivoluzione nel campo educativo (solo vent’anni fa) mentre oggi ci ripieghiamo sul maestro unico che pare serva all’unitarietà del sapere, ma che in realtà, significa solo risparmiare!

In un mondo che vive un crisi così forte incentrata sull’uomo, quanto possiamo permetterci di risparmiare proprio sull’educazione dell’uomo? Quanto possiamo permettere che venga a mancare la possibilità di confronto e anche di scontro nel processo educativo del bambino?
Eh già, se anche nella politica assistiamo a uomini che non sopportano il contradditorio, che credono più in una centralità del potere piuttosto che nella pluralità sapientemente proposta dalla Costituzione? Non pensiamo che tutto ciò che è vecchio è sorpassato e va rinnovato, spesso invece, il vecchio nasconde saggezza (Aristotele docet!). Siamo alle solite…il pesce incomincia a puzzare dalla testa!

E non era forse un certo Gesù di Nazareth che insegnava a saper trarre dal forziere cose antiche e cose nuove?


Il Chierichetto