Voglio
continuare a riflettere attingendo nuovamente al Proprium Missae della Madonna
della Madia così come ho fatto in precedenza.
Vorrei
soffermarmi sul “graduale”, un testo che era cantato fra le letture della
liturgia nella solennità del 16 dicembre.
Il Cantico dei
Cantici è la fonte di questo testo liturgico:
«Vieni dal Libano, o sposa,
vieni dal Libano, vieni!» (Ct 4,8)
vieni dal Libano, vieni!» (Ct 4,8)
Lo sposo, per
la prima volta nel poema biblico, si rivolge alla sua amata chiamandola
“sposa”. Tutta la tradizione cristiana, a partire dai Padri fino ai giorni
nostri, ha letto in questo testo la relazione intima di amore fra Cristo e la
Chiesa, ma anche fra Dio e Maria, la Madre del Signore.
Quanto è
grande l’amore di Dio per la sua Sposa? A tal punto da far sì che
l’Onnipotente, il Creatore di tutte le cose preghi, invochi, supplichi la sua
creatura: “Vieni....o sposa...vieni...vieni!” . Quale filosofia, quale teologia può ammettere che il
Principio creatore supplichi una sua creatura? E non per essere servito o per
essere adorato ma solo per essere amato.
La sposa è
invitata a lasciare il Libano, una terra lontana, piena di pericoli, per
abitare i giardini dell’amato.
Il nostro
quotidiano rappresenta il Libano di oggi, un tempo difficile, spesso poco
umano, che non ha spazio per l’amore e la misericordia. La tradizione biblica e
patristica hanno inteso questo lato oscuro del mondo con l’immagine del mare.
Allora penso a Noè che con la sua arca solca le acque del diluvio, o a Mosè che
con il popolo di Israele attraversa il Mare Rosso, o al Profeta Giona che è
gettato nel mare in tempesta.
E come il mondo
è stato identificato con il mare così la Chiesa è stata identificata come la
barca!
L’icona di
Maria giunge a Monopoli attraverso il mare su di una zattera. La stessa figura
di una zattera, forse un po’ sgangherata, che attraversa i flutti del mare, è
un’immagine quanto mai plastica della Chiesa. Ho già presentato la gioia di
abitare nella casa del Signore e quanto sia stato alto il desiderio del Vescovo
Romualdo di poter dare al Signore una degna dimora in mezzo al suo popolo.
E oggi? Dopo
novecento anni, qual è il messaggio per la nostra Chiesa? Forse (lo dico
sommessamente) Maria ci invita ad essere come una “zattera” nelle difficoltà
della società là dove la Chiesa ha il dovere di salvare quanto più persone
possibili. Salvarli dalla miserie umane, innanzitutto dalla povertà e dalla
solitudine. E questa Chiesa siamo noi! Siamo noi battezzati, non il solo
clero, ma chiunque fra noi si chiama “cristiano”,
con la sua semplicità, con la sua rozzezza, ma con la solidità della fede in
Dio.
Papa Francesco ha messo in modo evidente davanti al
nostro oggi questa missione di “Chiesa come zattera”.
La zattera non è un transatlantico, non ha confort né lusso né opulenza, ma è
solida e la sua solidità sta nelle travi. Se la nostra appartenenza
alla Chiesa traballa, è tutta la zattera che rischia di affondare, nessuno può
o deve escludersi, nessuno che voglia una Chiesa così.
Per un monopolitano le travi della zattera della Madonna sono un frutto
miracoloso. Leggendo i resoconti di alcune antiche cronache o ammirando gli ex voto sappiamo degli innumerevoli
miracoli attribuiti alle travi, a chi le toccasse o addirittura ne bevesse
disciolte in acqua la semplice segatura. Le travi oltre che essere fisicamente
il tetto, la conclusione dell’edificazione della chiesa madre di Monopoli, sono
il segno della salvezza, quella profonda che tocca l’intimo della vita.
Le travi sono
il simbolo più eloquente del legno più
prezioso fra i legni: il “legno
della Croce”.
La Madonna
della Madia, nelle sue travi ha portato a Monopoli il dono più grande che
potesse portare: Cristo Salvatore. Lei, l’Odegitria, con il Bambino fra le
braccia, ci indica il motivo della sua presenza nella Città: Cristo. Lo dice
con l’icona e lo ribadisce con le travi: ci
porta Cristo.
Ecco allora
che l’invito dello sposo fatto alla sposa ora si trasforma e diventa il grido
accorato della Sposa (la Chiesa) che fra le onde del mare(il mondo) invoca il
suo Sposo (Gesù):
«Lo Spirito e la Sposa dicono: “Vieni!”. E
chi ascolta, ripeta: “Vieni!”» (Ap 22,
17)
Maria, viene
nella nostra Città ogni anno, attracca sulla nostra costa da novecento anni ma
fino a che punto la Città ha compreso il suo messaggio?
Qualche giorno
fa, mentre ero con una cara amica, si parlava della “Mamma Celeste” (a lei
piace chiamarla così) e si parlava della sua mamma terrena (che ora non c’è
più) che è stata capace di trasmetterle l’amore per la Madonna. Con semplicità
disarmante la mia amica mi ha detto: «l’amore profondo verso la Madonna noi
monopolitani lo abbiamo nel sangue!». Non c’è nulla da imparare, ma
solo da riscoprire e lasciare che il sangue faccia il suo corso.
Facciamoci questo
augurio e prendiamoci un impegno: facciamoci zattera per ogni uomo che ha
bisogno di un fratello, facciamoci “Chiesa-zattera”
in mezzo alla povertà e all’indigenza, pronta a salvare ogni uomo che è nel
bisogno. Così saremo certi che Maria attraccherà ancora al porto della nostra
vita.

