12 gen 2017

Per una "Chiesa-zattera"

Voglio continuare a riflettere attingendo nuovamente al Proprium Missae della Madonna della Madia così come ho fatto in precedenza.
Vorrei soffermarmi sul “graduale”, un testo che era cantato fra le letture della liturgia nella solennità del 16 dicembre.
Il Cantico dei Cantici è la fonte di questo testo liturgico:
«Vieni dal Libano, o sposa,
vieni dal Libano, vieni!» (Ct 4,8)
Lo sposo, per la prima volta nel poema biblico, si rivolge alla sua amata chiamandola “sposa”. Tutta la tradizione cristiana, a partire dai Padri fino ai giorni nostri, ha letto in questo testo la relazione intima di amore fra Cristo e la Chiesa, ma anche fra Dio e Maria, la Madre del Signore.
Quanto è grande l’amore di Dio per la sua Sposa? A tal punto da far sì che l’Onnipotente, il Creatore di tutte le cose preghi, invochi, supplichi la sua creatura: “Vieni....o sposa...vieni...vieni!” . Quale filosofia, quale teologia può ammettere che il Principio creatore supplichi una sua creatura? E non per essere servito o per essere adorato ma solo per essere amato.
La sposa è invitata a lasciare il Libano, una terra lontana, piena di pericoli, per abitare i giardini dell’amato.
Il nostro quotidiano rappresenta il Libano di oggi, un tempo difficile, spesso poco umano, che non ha spazio per l’amore e la misericordia. La tradizione biblica e patristica hanno inteso questo lato oscuro del mondo con l’immagine del mare. Allora penso a Noè che con la sua arca solca le acque del diluvio, o a Mosè che con il popolo di Israele attraversa il Mare Rosso, o al Profeta Giona che è gettato nel mare in tempesta.
E come il mondo è stato identificato con il mare così la Chiesa è stata identificata come la barca!
L’icona di Maria giunge a Monopoli attraverso il mare su di una zattera. La stessa figura di una zattera, forse un po’ sgangherata, che attraversa i flutti del mare, è un’immagine quanto mai plastica della Chiesa. Ho già presentato la gioia di abitare nella casa del Signore e quanto sia stato alto il desiderio del Vescovo Romualdo di poter dare al Signore una degna dimora in mezzo al suo popolo.  
E oggi? Dopo novecento anni, qual è il messaggio per la nostra Chiesa? Forse (lo dico sommessamente) Maria ci invita ad essere come una “zattera” nelle difficoltà della società là dove la Chiesa ha il dovere di salvare quanto più persone possibili. Salvarli dalla miserie umane, innanzitutto dalla povertà e dalla solitudine. E questa Chiesa siamo noi! Siamo noi battezzati, non il solo clero, ma chiunque fra noi si chiama “cristiano”, con la sua semplicità, con la sua rozzezza, ma con la solidità della fede in Dio.
Papa Francesco ha messo in modo evidente davanti al nostro oggi questa missione di “Chiesa come zattera”. La zattera non è un transatlantico, non ha confort né lusso né opulenza, ma è solida e la sua solidità sta nelle travi. Se la nostra appartenenza alla Chiesa traballa, è tutta la zattera che rischia di affondare, nessuno può o deve escludersi, nessuno che voglia una Chiesa così.
Per un monopolitano le travi della zattera della Madonna sono un frutto miracoloso. Leggendo i resoconti di alcune antiche cronache o ammirando gli ex voto sappiamo degli innumerevoli miracoli attribuiti alle travi, a chi le toccasse o addirittura ne bevesse disciolte in acqua la semplice segatura. Le travi oltre che essere fisicamente il tetto, la conclusione dell’edificazione della chiesa madre di Monopoli, sono il segno della salvezza, quella profonda che tocca l’intimo della vita.
Le travi sono il simbolo più eloquente del legno più prezioso fra i legni: il “legno della Croce”.
La Madonna della Madia, nelle sue travi ha portato a Monopoli il dono più grande che potesse portare: Cristo Salvatore. Lei, l’Odegitria, con il Bambino fra le braccia, ci indica il motivo della sua presenza nella Città: Cristo. Lo dice con l’icona e lo ribadisce con le travi: ci porta Cristo.
Ecco allora che l’invito dello sposo fatto alla sposa ora si trasforma e diventa il grido accorato della Sposa (la Chiesa) che fra le onde del mare(il mondo) invoca il suo Sposo (Gesù):
«Lo Spirito e la Sposa dicono: “Vieni!”. E chi ascolta, ripeta: “Vieni!”»  (Ap 22, 17)
Maria, viene nella nostra Città ogni anno, attracca sulla nostra costa da novecento anni ma fino a che punto la Città ha compreso il suo messaggio?
Qualche giorno fa, mentre ero con una cara amica, si parlava della “Mamma Celeste” (a lei piace chiamarla così) e si parlava della sua mamma terrena (che ora non c’è più) che è stata capace di trasmetterle l’amore per la Madonna. Con semplicità disarmante la mia amica mi ha detto: «l’amore profondo verso la Madonna noi monopolitani lo abbiamo nel sangue!». Non c’è nulla da imparare, ma solo da riscoprire e lasciare che il sangue faccia il suo corso.
Facciamoci questo augurio e prendiamoci un impegno: facciamoci zattera per ogni uomo che ha bisogno di un fratello, facciamoci “Chiesa-zattera” in mezzo alla povertà e all’indigenza, pronta a salvare ogni uomo che è nel bisogno. Così saremo certi che Maria attraccherà ancora al porto della nostra vita.


26 nov 2016

“Beato chi abita la tua casa”

L’Avvento che ci apprestiamo a vivere ci introduce nel nuovo anno liturgico, un rinnovato susseguirsi di eventi di grazia, che ci aiuteranno a piantare i nostri passi nelle orme tracciate da Gesù, trapiantarle e farle vive e nuove nel presente.
Quello del 2016 poi, è per me monopolitano attesa nell’attesa... Il nono centenario dell’approdo dell’icona di Maria Madre di Dio sulle rive della nostra Città mi introduce ancora più fortemente in questa gioiosa attesa che caratterizza l’intero vissuto del cristiano.


«Rallegriamoci tutti nel Signore,
celebrando questo giorno solenne in onore di Maria Vergine»

Così si apre il canto d’introito della messa in onore della Madonna della Madia. La liturgia invita ogni fedele a fare del presente un momento di gioia fondata sulla salda roccia che è il Signore. L’Avvento è il tempo dell’attesa, ma non c’è attesa che porti in sé gioia perché si nutre della certezza di ciò che sta per accadere.
Ad ogni abitante di Monopoli e a tutti coloro che conoscono questa Città, risultano note le circostanze storiche (miste ad echi leggendari) riguardo l’approdo dell’icona mariana rinvenuta fra cataste di travi sulle rive del porto. Sarà anche noto il desiderio che permeava il cuore del Vescovo Romualdo e di tutto il popolo dei fedeli, di poter avere un nuovo e dignitoso tempio dove ritrovarsi insieme a “rallegrarsi nel Signore”.
«Quanto sono amabili le tue dimore 
Signore degli eserciti!
L'anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
»
Il Salmo 84, canto del pellegrino che intraprendeva il cammino verso Gerusalemme, è il prosieguo dell’antifona mariana.
Come mai, la liturgia introduce la Chiesa orante a fare propria questa preghiera? E come mai con questi versi?

Innanzitutto perché nulla è più amabile che stare alla presenza di Dio.
Maria è l’esempio più concreto di un essere umano che sa stare alla presenza di Dio, che fa di ogni azione quotidiana, come quella di lavare le stoviglie o fare il bucato, un essere costante alla Sua presenza.

All’inizio di quest’anno liturgico anch’io ho bisogno di riconoscere per prima cosa l’assoluta unicità dell’essere alla presenza di Dio poiché tutto ha origine in Lui, tutto sussiste in Lui, tutto cresce in Lui.

Il primato di Dio era forse chiaro al Vescovo Romualdo che dinanzi ad una mera necessità materiale (la mancanza di denaro per edificare il tetto della chiesa) ripose la sua fiducia soltanto in Dio. Egli era come Noè intento a costruire l’arca: non estraneo alla vita quotidiana ma capace di rendere la quotidianità edificazione della Chiesa del Signore. Fece del suo ministero episcopale intercessione vivente e permanente, e come figlio si rivolse alla Madre certo di essere ascoltato.

Se dovessimo prendere in esame le parole ebraiche del Salmo 84 scopriremmo emozioni forti capaci di esprimere la profondità e la concretezza del desiderio di Dio: «Ha bramato e anche si è consumata l’anima mia per gli atri di Dio».

Stare alla presenza di Dio non è un’idea astratta, ma è forse il momento più alto dell’edificazione della Chiesa: bramare. Uno stato intimo e al tempo stesso passionale che esprime il moto più carnale dell’animo desideroso di unirsi all’altro. La Chiesa è la Sposa di Cristo e il suo essere Sposa si manifesta nel desiderio di unirsi tutta a Lui solo.
La Chiesa si riconosce per il suo stare continuamente alla presenza di Dio e non abbandonare mai questo stato di unione con Lui.

Consumarsi, significa mantenere viva quella brama, e non v’è altro modo per farlo se non quello di vivere quanto meditato alla presenza di Dio. La Chiesa esiste soltanto per un motivo, annunciare la buona notizia. Non soffocare la passione, ma accenderla; non dare zavorra, ma alleggerire i cuori già troppo appesantiti.

Sono passati novecento anni da quando il Vescovo Romualdo guardava alle mura della chiesa madre della Città e la vedeva in balia della pioggia, del sole, della salsedine... eppure alle porte di quelle quattro mura bramava e si consumava. Oggi come monopolitano, io ho un’opportunità in più per ritrovare la brama dell’essere alla presenza dell’Altissimo, di consumarmi quotidianamente per lo Sposo che sta per venire.

La Vergine Maria, è la personificazione più eloquente di una Chiesa che sta alla presenza di Dio, che brama essere “uno” col suo Signore a tal punto da fare di se stessa l’arca dove è custodita la salvezza. Maria è il roveto sempre ardente, che non ha paura di consumarsi per il suo Signore.
A lei affido ogni desiderio di vivere questo nuovo tempo, ai piedi del suo trono metto ogni aspirazione più profonda perché mi aiuti a essere nella mia Chiesa un piccolo operaio insieme a tanti fratelli e sorelle, contribuire a costruire la Chiesa che i nostri padri hanno voluto far fiorire in questo tratto di costa nella terra di Puglia.
A tutti coloro che amano la nostra Città, la sua storia e che ripongono tutto nell’unica fede trasmessaci dai nostri padri e che ancora parla a noi attraverso le mirabili opere che oggi adornano Monopoli, a tutti il mio augurio per riscoprire le radici più profonde del nostro essere cristiano in questa Città, in questo presente.

Maria Santissima della Madia, avvocata nostra.... prega per noi!